La Lega Nord è morta, la questione settentrionale no!

Prima o poi ci si doveva arrivare, lo si sapeva. Se non altro per motivi economici. Si sapeva che per aver diritto ai rimborsi elettorali un partito deve rispettare, per legge, il proprio statuto. Deve indire dei congressi, se previsti da esso. Deve dimostrare di avere una struttura democratica al proprio interno. Se no niente danè.

Lo si sapeva che pendevano sul capoccione come una mannaia quei famosi 49 milioni di euro volatilizzati e di cui il tribunale ha concesso, in via assolutamente provvisoria, la restituzione in 80 anni senza interessi dopo la condanna in primo grado, restituzione da rivedere ad iter processuale terminato.

E se si voleva salvare il salvabile bisognava gioco forza dimostrare una discontinuità fra la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania e l’attuale Lega Salvini Premier, che tra l’altro voci di corridoio pare sia in procinto di cambiare ancora nome togliendo la dicitura Premier, vista l’emorragia di consensi, ma questo è un’altra storia.

Lo si sapeva che quel giorno sarebbe arrivato, ed è arrivato. E non senza polemiche e rischi di strascichi legali.

Il nuovo partito infatti, stando ai dati resi pubblici e ripresi da varie testate nazionali e no, avrebbe lasciato sul campo il 30% circa dei vecchi tesserati del nord, militanti o sostenitori, che fino ad oggi avevano creduto, un po’ ingenuamente, di poter cambiare le cose internamente e di ritornare ai vecchi cavalli di battaglia della Lega Nord, ossia la questione settentrionale, l’autonomia, il federalismo fiscale e, perché no, l’indipendenza del Nord.

Ma queste tematiche non rientrano più da tempo nell’agenda dell’attuale partito e del suo leader maximo, e non bisognava aspettare il D DAY per accorgersene.

E allora che fare? Azioni legali dicevamo. Infatti pare che qualche ex dirigente del partito che fu di Umberto Bossi abbia dato mandato ad un pool di avvocati affinché facciano luce sulla vicenda del regalo delle tessere di militante, addirittura spedite a casa anche se non richiesto dal sottoscrittore.

Oltre alla violazione della libertà di scelta di aderire o meno ad un partito commissariato e, di fatto, svuotato da ogni potere politico, si configura infatti una questione etica: è giusto non far pagare il tesseramento ad un partito che deve quei famosi 49 milioni allo stato? Questa sarà materia di discussione che impegnerà gli studi legali.

Non so se le voci di questa azione giudiziaria siano vere, come non so come andrà a finire e quali potrebbero essere i risvolti politici, però da autonomista mi auguro che eventualmente al suo interno, nel caso si riesca a resuscitarla, rimangano gli autonomisti e gli indipendentisti veri e non quelli che si sono svenduti per 30 denari al nemico centralista romano. Per gli altri esiste un altro partito, un’altra Lega che non si chiama più Nord.

Il Nord deve far nascere una VERA confederazione di movimenti autonomisti e indipendentisti che non venga gestita come un partito unico, il vero primo grande errore della Lega Nord dell’epoca che cannabalizzò i vari movimenti locali. In Lombardia, in Veneto, in Piemonte esistono molte singole realtà che credono nell’autonomia e nell’autogoverno del territorio. E lo stanno portando avanti ancora, purtroppo, singolarmente. Devono sedersi attorno ad un tavolo e parlarsi. E se poi la nuova Lega Nord per l’Indipendenza della Padania vuole aggregarsi meglio, però rendiamoci conto che quella Lega Nord non esiste più, morta e sepolta sotto 49 milioni truffati che hanno fatto perdere terreno e credibilità a chi non solo non li ha nemmeno visti, ma li ha anche pagati! Morta e sepolta sotto anni di tradimenti ed alleanza che hanno sortito l’unico effetto di ingrassare i conti in banca, a volte anche esteri, dei soliti noti.

Le alleanze appunto. Se alcuni personaggi devono rifarsi la verginità, altri non devono ripercorrere gli errori della Lega. Le alleanze servono per portare avanti un progetto vero di autonomia e di indipendenza e non ha creare, ammesso di riuscirci, qualche consigliere comunale qua e là da giocarsi come figurine al tavolo della trattative. Perchè si sa benissimo, e la storia dell’ex partito del Nord ce lo ricorda tutti i giorni, queste figurine servono solo a chi ci gioca, a far la parte del leone al tavolo, a lavarsi la bocca e non portano a nulla, se non all’ingrossamento dei loro portafogli. E questo ce lo insegna la storia.

E se si vuole fare squadra la si faccia da subito, sui territori, snobbando e combattendo comune per comune, piazza per piazza, città per città quei partiti che rappresentano il centralismo romano, e non alleandosi a loro per avere un figurina in più nel mazzetto come si faceva da bambini.

Perché qua il gioco non lo vince chi le lancia più vicino al muro, ma chi il muro del centralismo romano lo abbatte. E per farlo dobbiamo essere tutti assieme e credibili, dai comuni alle provincie alle regioni. Roma che se la tengano pure gli altri.

Roberto Pisani
Roberto Pisani 102 altri articoli
Regista televisivo e teatrale

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