Legge nazionale sui caregiver familiari: AAA volontà politica urgentemente cercasi

Comunicato stampa CONFAD

27 luglio 2020

Sembra pressoché impossibile credere che un Governo di tante task force nominate appositamente per affrontare le criticità e le emergenze non sia in grado di riconoscere una priorità come quella della condizione dei caregiver familiari e delle famiglie con disabilità, perennemente in difficoltà ed oggi ancor più vessati in modo incosciente ed irriconoscente.

Salta tristemente in mente il binomio alla trasmissione Rai “Amore criminale”, tante storie con un medesimo epilogo: quello della perdita della vita a fronte di un amore.

Abbiamo annotato il comportamento (a questo punto, esauriti gli aggettivi, ci verrebbe da dire “criminale”) dello Stato nei confronti dei caregiver familiari, per darci delle risposte plausibili, quasi fino al tentativo estremo di voler giustificare un padre indegno:

– forse che le vite fragili siano intese inutili, come da Sparta finanche al fascismo qualcuno, o peggio più di qualcuno, ha creduto?

– forse che si sia pensato di approfittare dell’amore naturale delle famiglie per risparmiare sui bilanci, con la scusa della libera scelta che a questo punto hanno ben pensato di ritenere pure gratuita?

– forse che, svilendo i diritti umani fino ad equipararli a merce dei mercati, si sia deciso che nel bilancio quella dei caregiver familiari sia una voce che possa essere eliminata?

In questi giorni non aspettiamo altro che conoscere gli sviluppi dell’iter della legge 1461, testo unificato attualmente in discussione in Commissione Lavoro del Senato.

Nell’attesa allora facciamo l’ennesimo ripasso di una legge adeguata per i caregiver familiari: CONVIVENZA, TUTELE PREVIDENZIALI e SOSTEGNO ECONOMICO, questi sono i tre capisaldi di una legge necessaria ai caregiver familiari.

Il caregiver familiare è una persona che accudisce in ambito domestico un familiare in condizioni di disabilità grave non autosufficiente, in costanza di convivenza. Nulla a che vedere con colf, badanti, o familiari che saltuariamente vanno a trovare un parente con disabilità grave per dare una mano. Nulla.

Il caregiver familiare deve spesso abbandonare l’attività lavorativa, spesso non ha mai potuto intraprenderla, spesso riesce a malapena a conciliare un’ attività precaria o part time stante la gravosità dell’impegno di accudire una persona con disabilità grave, evitandone l’istituzionalizzazione: ecco perché sono indispensabili precisi criteri che ne tutelino la situazione previdenziale ed ecco perché sono indispensabili adeguati sostegni economici.

In questi giorni abbiamo adottato un silenzio vigile dai nostri canali di comunicazione; un segno di dolore, non certo di protesta, il nostro silenzio, credevamo fosse l’indifferenza il male da combattere, la cultura assente, la mancanza di empatia.

Ci siamo accorti invece che il nemico è ben più radicato quando è l’etica la grande vigliacca venuta meno: non solo razzismo e omofobia tra le grandi discriminazioni. Si discriminano anche altre vite classificandole secondarie, tali quelle dei caregiver familiari a servizio delle persone con disabilità grave.

Eppure pensare che già il nome, Recovery Fund, suonerebbe come un viatico a dare una risposta seria ai bisogni dei caregiver familiari: 209 miliardi in arrivo “da programmare bene”, avverte lo stuolo di ministri e viceministri. Oltretutto, in effetti, servirebbe qualche miliardo per finanziare una giusta legge per i caregiver familiari: poca cosa rispetto ai tanto strombazzati 209.

Invece, a proposito della legge in discussione, le ipotesi ricorrenti riferiscono di 75 milioni, forse 100, forse qualcosina di più: un’elemosina che fa davvero a cazzotti con i peana di chi continua pervicacemente a predicare che “nessuno verrà lasciato indietro”.

Chiaro a tutti dunque perché manchi la volontà politica di agire, ancora più chiaro intuire che non vi sia altra strada possibile che quella dei ricorsi per continuare a lottare, che del resto sono quanto Confad ha fatto nel passato e continua a fare nel presente.

CONFAD intende ribadire i punti espressi a gennaio nel Manifesto 2020 per una legge sui caregiver familiari: il riconoscimento di un’attività preziosa ed edificante in una società allo sbando e caratterizzata dal più abietto individualismo, un’ attività che non è un lavoro, ma più di un lavoro, è una paziente ed instancabile azione di cura ad oggi sommersa.

Alessandro Chiarini

Presidente

CONFAD – COORDINAMENTO NAZIONALE FAMIGLIE CON DISABILITA’

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