Gianfranco Miglio visto da Marino Finozzi.

Marino Finozzi è un imprenditore, è nato il 28 ottobre 1961 a Thiene, in provincia di Vicenza, e risiede a Fara Vicentino.

La figura di Gianfranco Miglio, grande studioso di scienza e della politica, di Istituzioni, meritava di essere ricordata, lo facciamo come Consiglio regionale del Veneto proprio nei giorni in cui il Governo, e in particolare i Ministri Bossi e Calderoli, stanno centrando il grande ed atteso risultato di approvare la legge sul federalismo fiscale.
È un’occasione di particolare prestigio anche in virtù del livello straordinario di personalità che ci onoriamo di ospitare.
Spiace purtroppo comunicare che le conclusioni finali non saranno espresse dal Ministro Bossi, impegnato in Consiglio dei Ministri, e avremo la presenza del Vice Governatore del Veneto Franco Manzato a concludere questo Seminario.
Seguiranno gli interventi dell’amico professor Massimo Cacciari, Sindaco di Venezia, poi ci lascerà purtroppo per un impegno dovuto da un lutto che ha colpito il Veneto, la perdita del professor Volpi; seguirà il rettore dell’Università Cattolica di Milano professor Lorenzo Ornaghi; il carissimo amico Ettore Albertoni che dalla Presidenza del Parlamento della Regione Lombardia tante battaglie ha condotto per il federalismo; doveva essere presente anche Marco Bassani ma purtroppo in questo momento è ammalato quindi non ha potuto partecipare ai lavori, anche lui è stato allievo e collaboratore di Miglio; e poi seguiranno gli interventi degli amici cattedratici con cui collaboriamo da tanto tempo, i professori Luca Antonini e Mario Bertolissi.


La vicenda che vogliamo ricordare non solo quella dello studioso che si impegnava a livello dottrinario nelle aule universitarie o nelle sedi convegnistiche, Miglio infatti fin dall’inizio ha cercato di far vedere il suo progetto, le sue convinzioni, operando nel più grande isolamento rispetto al potere politico intellettuale e mediatico. Tuttavia ha ricordato lui stesso che dirigeva il gruppo di Milano, tra il 1980 e il 1983 per varare la famosa Grande Riforma, fu il solo a propugnare la priorità del federalismo, gli altri studiosi e i politici a cui si ispirarono lo obbligarono a toglierlo dall’agenda delle cose da proporre.
Le sue idee, seppure isolate nel salotto degli intellettuali, erano un punto di riferimento anche formativo per chi scopriva l’impegno per una politica diversa, sono idee capaci di smuovere una situazione asfittica monopolizzata dai Partiti chiusi, burocratizzati, i quali avevano perso qualsiasi spinta ideale e non erano capaci di proporre programmi di governo più attuali e moderni, adeguati al cambiamento che stavano vivendo.


L’idea che il popolo deve pretendere dall’Istituzione di funzionare per rafforzare lo sviluppo del territorio e le piccole imprese, i valori della famiglia e l’identità locale è sua, nel contesto degli anni ’80 è davvero rivoluzionaria.
Miglio comincia ad avanzare la questione settentrionale e a criticare costruttivamente l’assistenzialismo rivolto verso il sud, perciò viene accusato ingiustamente proprio dalla grande stampa del nord di voler screditare il sud del nostro Paese.


Ma Miglio ha solo sollevato una grande verità: gli sprechi, che ammontarono a diversi punti del PIL con le conseguenze che tutti conoscevamo, e allo stesso tempo evidenziava che la società e l’economia del nord correvano, erano le più veloci d’Europa. Miglio fu l’unico tra tutti a rivelare che la stampa tedesca denunciava i timori di trovarsi vicino a un territorio, il nord-padano, che mostrava di diventare da loro fornitore un grande concorrente diretto anche in produzione di grande livello tecnologico.
La possibilità di dare una base politica a questa società ed economia è dunque il federalismo, bisogna superare il centralismo di uno Stato atrofizzato invaso dalle clientele e quindi la capacità di Miglio di analizzare insieme Istituzioni e territorio mette in luce degli aspetti molto importanti: istituzioni efficienti per i territori, per i territori economicamente vivaci, e autonomia forte per alleggerire lo Stato.


Proprio con questa analisi incontra il percorso riformatore di Umberto Bossi e lì acquista una forza di più ancora all’impulso del cambiamento, così all’impegno di uno studioso con una visione di cambiamento si aggiunge la forza di un’azione politica che pretende di trasformare il Paese, di rompere i vecchi schemi e di rimuovere ogni impedimento per l’innovazione federalista.


Bisogna dire che forse le idee di Miglio erano per dare ai Comuni e con la collaborazione di Giulio Tremonti viene predisposto il “Breviario di Assago” in cui si propone la facoltà di introdurre tributi propri ai Municipi per aiutare le opere pubbliche e prestare i servizi richiesti dai cittadini.
È rilevante nella sua proposta il federalismo forte, capace di semplificare la politica dalla responsabilità di decisioni precise e non disperse in un gioco infinito di scaricabarile, leggi semplici, responsabilità di decisioni uniche, centri di spesa collegati a centri di prelievo, sono gli elementi che avvicinano moltissimo le Istituzioni ai cittadini e li fanno sentire davvero un popolo.
In questo modo non c’è più una politica che decide e un popolo che partecipa ma il dialogo costante tra politica e popolo porta decisioni condivise e un allargamento della democrazia a una sua più sana legittimazione.
L’esplosione della crisi economica di oggi dà ancora più attualità a queste idee, tutti concordano che la fuga delle banche dal territorio, la finanza scellerata sull’economia, la delocalizzazione delle industrie hanno mostrato un modello fallimentare. Possiamo uscire dalla crisi proprio rimettendo le persone, la famiglia, il territorio al centro delle Istituzioni pubbliche.
Mi auguro quindi che in questo convegno si possano tributare i dovuti onori a un valente studioso prestato per una fase alla politica ma soprattutto si possano trarre altri motivi di ispirazione per proseguire l’azione del cambiamento.
Proprio attraverso questa necessità di riconoscere a Miglio il valore delle sue tesi, riconoscere il momento storico in cui queste tesi ritornano di grande attualità, iniziamo i lavori e do la parola al professor Cacciari. Grazie.

Testi tratti da

IL PENSIERO FEDERALISTA DI GIANFRANCO MIGLIO:
UNA LEZIONE DA RICORDARE

a cura di Luca Romano

Atti del Convegno di studi – Venezia 17 aprile 2009

Gianantonio Bevilacqua
Gianantonio Bevilacqua 238 altri articoli
Gianantonio Bevilacqua, giornalista pubblicista dal 1998 Ordine dei Giornalisti - Regione Lombardia. , Esperto di difesa e politica

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