Vincolo di mandato. Perchè si

Articolo 67. Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato

L’articolo 67 della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. In altre parole, per garantire la democrazia i costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori che, votandolo, gli avevano permesso di essere eletto a una delle due Camere (divieto di mandato imperativo). Il vincolo che lo lega agli elettori assume, invece, la natura di responsabilità politica.

Ciò significava riporre la totale fiducia nella persona che si era votata a prescindere che le sue scelte fossero coerenti con il partito di appartenenza o con la volontà dell’elettore che lo aveva indicato nell’urna.

Orbene, vincolo sacrosanto pensando all’epoca precedente la scrittura della Costituzione. Dopo un ventennio durante il quale la libertà personale dei parlamentari era una foglia di fico, era più che giustificato pensare di garantire i rappresentanti del popolo, qualunque cosa succedesse.

Ma oggi ha ancora senso parlare di rappresentante del popolo senza vincolo di mandato? Secondo chi scrive assolutamente no, per due ordini di motivi.

Il primo motivo risiede nel contesto storico in cui oggi viviamo. E’ altamente improbabile che un parlamentare rischi la persecuzione interna al partito o addirittura politica, qualora decida di non seguire le indicazioni del proprio partito d’appartenenza. Anzi ormai la cosa è all’ordine del giorno, un comunicato del tipo ” non vi sono più le condizioni perchè possa operare all’interno del partito tizio o caio” ed il gioco è fatto. L’assenza del vincolo di mandato viene interpretato con un “faccio quel cazzo che mi pare” e spesso con un “quello mi offre la rielezione e quindi vado con lui”.

Ma lo spirito del Costituente non era quello di permettere al parlamentare di fare il voltagabbana ogni qualvolta fa a lui comodo bensì di proteggerlo nei confronti delle pressioni del suo stesso partito di elezione vista l’esperienza fascista.

L’altro motivo, ancora più importante per il quale l’assenza del vincolo di mandato è anacronistica sta nel modo in cui oggi votiamo. Come ben sapete da molto tempo quando andiamo a votare noi non indichiamo il nome del candidato alla Camera ed al Senato che ci ispira fiducia ma mettiamo la croce su un partito che ha pensato precedentemente a preparare le liste degli eletti in funzione dei voti ricevuti.

Ovvero noi da tempo votiamo un partito, non più un candidato. Questo fa si che votiamo ciò che propone quel partito e non la fiducia nell’uomo candidato. E questo sia che stiamo parlando di quota proporzionale o di quota maggioritaria di una elezione politica.

Perchè quindi devo concedere ad una persona che viene eletta senza che io abbia scritto il suo nome su una scheda, la mia fiducia incondizionata? Perchè chiunque venga eletto nel partito al quale ho dato il mio voto, deve poter decidere delle sue azioni a prescindere dal mio voto che lo ha fatto eleggere nelle fila di un certo partito?

Quando andiamo a votare, con i sistemi elettorali in vigore oggi, votiamo un partito e ciò che questo propone e ci aspettiamo che gli eletti operino per raggiungere tali obiettivi. Se un eletto ma non votato, decide, sua sponte, di cambiare bandiera, non sta esercitando una sua libertà ma sta in realtà tradendo il mandato che io, elettore, ho dato al suo partito che l’ha messo in lista, magari nei listini bloccati.

Ecco perchè oggi l’assenza di vincolo di mandato è una aberrazione della politica, una violenza nei confronti dell’elettore e debba essere quindi soppresso ripristinando il vincolo che obbliga l’eletto a garantire il supporto al programma del partito con cui è stato eletto.

Un po’ di pulizia ed un po’ meno di compravendita di parlamentari. Mi stupisco di me stesso ma su questo argomento la vedo come i 5 stelle. E la cosa mi preoccupa.

Gianantonio Bevilacqua
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Gianantonio Bevilacqua, giornalista pubblicista dal 1998 Ordine dei Giornalisti - Regione Lombardia. , Esperto di difesa e politica

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