Finalmente si vota! Si ma cosa?

Finalmente si vota! Il ritorno alle urne è sempre un fatto positivo e democratico. Sulla sua utilità poi si potrebbe aprire un dibattito perché essa, alla fine, è altamente condizionata dalla legge elettorale con cui si vota. Chi vi scrive è, per quanto riguarda le elezioni politiche, un proporzionalista convinto perché credo che sia l’unico sistema elettorale che rispecchia al cento per cento il volere espresso dagli elettori. Sistema elettorale proporzionale con dichiarazione vincolante pre elezioni di eventuali alleanze qualora non si ottenesse la maggioranza assoluta. Con vincolo di mandato per i parlamentari. Però è un mio personale pensiero e stiamo divagando dall’argomento di questo articolo.

Si vota quindi. Si vota per il rinnovo di alcuni consigli comunali, anche di città abbastanza importanti quali Venezia, Agrigento e Nuoro e per il rinnovo di alcune assemblee regionali e nello specifico Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto.

Naturalmente è partita la campagna elettorale con la consueta, e ormai abituale, personalizzazione della consultazione, quasi che la vittoria o la sconfitta possa influenzare la politica nazionale. Niente di più falso. Ogni elezione ha storia a se com’è giusto che sia se si ritiene che le amministrazione locali, siano esse regionali o comunali, debbano avere un ruolo centrale nella politica nazionale. E questo dovrebbe essere il credo, specialmente, di chi si prefigge di cambiare la forma dello stato in senso federale. Che federalismo e che autonomia vuoi portare avanti se proietti l’esito delle consultazioni locali a livello nazionale? Come fai a far credere di volere un’autonomia regionalizzata se snaturi il senso delle consultazioni regionali, trasformandole in un certo senso in un sondaggio a livello nazionale?

Misteri di una politica sempre più centralista.

Ma si vota anche per un referendum, e quello si influisce a livello nazionale. Infatti nell’Election Day del 20 e 21 settembre prossimi troverà spazio la consultazione popolare per il taglio dei parlamentari, rinviato a causa dell’emergenza sanitaria. Nello specifico si voterà per la riduzione di circa un terzo dei senatori, da 315 a 200, e dei deputati della repubblica, da 630 a 400.

Questa si va ad incrociare, inevitabilmente, con quanto successo proprio in questi giorni in Commissione Contenziosa dove con 3 voti a favore e 2 contrari è stata respinta la richiesta di riduzione dei vitalizi per gli ex parlamentari. Due vicende diverse, vero, ma parallele che gioco forza invitano a fare qualche riflessione.

Iniziamo dalla seconda che ha innescato tantissime polemiche, specie per la strumentalizzazione politica che è stata fatta da alcuni partiti impegnati nella campagna elettorale per le regionali.

Si è scritto e letto di tutto in questi giorni sulla vicenda per cui, nel tentativo di essere breve cito quanto ha detto a tal proposito un’ex parlamentare della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, la senatrice Irene Aderenti. Sull’argomento è intervenuta sui social dicendo una cosa che mette a tacere tutte le polemiche. Come lei ha fatto il parlamentare può rinunciare al vitalizio semplicemente inviando una comunicazione alla camera di appartenenza, Senato o Camera dei Deputati. Semplice. Senza commissioni, speculazioni elettorali, politiche, nulla di nulla. Una semplice comunicazione di rinuncia e l’ex parlamentare non è “obbligato” a ricevere l’accredito mensile del vitalizio. Più semplice di così. Ma allo stato dei fatti saranno molti i nostri ex rappresentanti che seguiranno l’esempio della senatrice Aderenti? La sentenza ai posteri.

Passiamo al referendum sulla riduzione dei parlamentari. Va premessa una cosa: attualmente l’Italia è in linea, come numero di parlamentari, con il resto dei paesi europei, un po’ meno sullo stipendio riconosciuto ad essi.

Cosa significa ridurre il loro numero? Significa ridurre le spese, si, nel segno del più bieco populismo, però significa anche ridurre la rappresentatività territoriale.

E qui casca l’asino.

Esiste veramente la rappresentatività territoriale? Oppure i rappresentanti eletti sul territorio una volta messo il culo al caldo si dimenticano da dove vengono e fanno il gioco del loro partito che, con le attuali leggi elettorali, decide il loro futuro e la loro eventuale ricandidatura? Serve veramente la rappresentatività territoriale? Serve veramente la riduzione dei parlamentari?

Impossibile rispondere senza cadere nelle ovvietà. Chi vi scrive si occupa di politica da oltre 40 anni e non ha mai avuto incarichi istituzionali se non come consigliere comunale di un piccolo paese che adoro. Però una convinzione me la sono fatta: in tutti questi anni ho visto ben pochi parlamentari occuparsi veramente dei territori che rappresentano in seno alle istituzioni, ben pochi. Ho visto molti più eletti non seguire l’esempio semplicissimo dell’amica Irene Aderenti, trovando la scusa che il vitalizio è imposto per legge, tanto per fare un passo indietro.

Ma che autonomista convinto sarei se appoggiassi la riduzione della rappresentatività territoriale? Tutt’al più, direte, scegliti dei rappresentanti migliori da eleggere.

Vero anche questo, però io rilancio, e lo faccio a nome di tutto il nord. Tagliateci pure i nostri rappresentanti a Roma però dateci in cambio il nostro Parlamento del Nord, sull’esempio di quello scozzese! Dateci il potere di decidere e legiferare in base alle nostre esigenze, devolvete i poteri dallo stato centrale ai territori, perché solo chi non vuole non capisce che la Lombardia ha esigenze e necessita risposte diverse dalla Sicilia, che il Veneto non è uguale economicamente e culturalmente alla Calabria e che ha bisogno di leggi specifiche per il proprio territorio. E non lo dice Roberto Pisani ma lo dice il residuo fiscale di 122 miliardi l’anno che il nord avanza dallo stato centrale.

Difficile non capire tutto questo, ma come si dice: non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

Perciò a mio avviso, ma è e rimane un pensiero personale: taglio dei parlamentari? Sni!

SI se ci date in cambio una VERA rappresentanza territoriale, ossia un nostro parlamento con pieni poteri, NO se non ce lo date e non accompagnate questo taglio con una seria riforma elettorale che garantisca questa rappresentanza, svincolando veramente e seriamente gli eletti dalle sgrinfie delle segreterie partitiche e che li renda indipendenti e non ricattabili da esse.

Per concludere la butto li: e se invece della riduzione dei parlamentari votassimo la riduzione del loro stipendio, magari basato sulla presenza nelle loro camere di appartenenza?

Perchè magari da anche un po’ fastidio pagare un senatore o un deputato che gira in largo e in lungo a fare campagna elettorale per il suo partito mentre in aula o in commissione si lavora.

Roberto Pisani
Roberto Pisani 102 altri articoli
Regista televisivo e teatrale

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