Scuola: Zaia non vuole le mascherine, il governo le impone

La frattura tra Stato e Regioni (del Nord) è ormai su tutto, anche sulle mascherine a scuola

Ennesimo round fra Roma e «le Regioni» ormai compatte per fronteggiare il nemico comune, quelle linee guida nazionali che dai lettini dell’estetista ai tavoli del ristorante, dai posti all’Arena di Verona a quelli della Sagra della Ciliegia cozzano con il quotidiano. Nel giorno in cui iniziano gli esami di maturità, oggetto del contendere è giusto il ritorno a scuola, tema ovviamente sensibile. Il Veneto fa da capofila, dopo aver portato a casa l’ok in molti casi analoghi, e scrive le «linee guida alternative» già mandate ieri alla Conferenza Stato-Regioni in accordo con il presidente della Conferenza, l’emiliano Stefano Bonaccini in pressing col governo.

L’obiettivo è un aggiornamento alla volta di domani. Il nodo, conferma il governatore Luca Zaia, sono le mascherine ma «per il resto ce le hanno approvate al 90%». Le Regioni non vogliono «imbavagliare» alunni e docenti durante la lezione, il governo, invece, prevede che «gli alunni sopra i 6 anni dovranno portarla per tutto il periodo di permanenza nei locali scolastici». Graziati solo i più piccoli, sotto i 6 anni. I governatori non ci sentono. «Com’è possibile – dice Zaia – per un bambino stare cinque ore con la mascherina addosso? Va in ipossia. Stessa cosa per gli insegnanti. La scuola non può essere una costrizione».

Nella proposta delle Regioni si legge, infatti, «per tutti gli allievi della scuola primaria e secondaria è obbligatorio l’uso della mascherina a protezione delle vie aeree fino al raggiungimento del proprio banco. Per i docenti, la mascherina può essere tolta durante l’attività didattica alla cattedra e alla lavagna, mentre è obbligatoria per tutti gli spostamenti fuori dall’aula». Una proposta nettamente in contrasto con la linea nazionale e, comunque, articolata nel dettaglio visto che si prevede l’obbligo di mascherina anche al banco nel caso uno degli alunni presentasse «condizioni patologiche di immunodepressione certificata».

Ricreazione al banco per consumare la merenda ma anche, per le superiori, «rafforzare ulteriormente il divieto di fumo». Fra le richieste c’è «l’implementazione di personale con particolare attenzione al personale Ata». Una proposta riguarda poi il servizio di mensa scolastica. Si parte dalla «semplificazione del menù, unificandolo per le scuole di ogni ordine e grado con la creazione di un menù ad hoc per il momento Covid». Il servizio per il «menù Covid» per le «mense veicolate», cioè esterne prevede il divieto di «scodellamento» e le monoporzioni mentre nelle «mense dirette» si potrà anche «scodellare».

Ormai la frattura tra Stato e Regioni (prevalentemente del Nord) è sempre più profonda. Un sintomo questo che questo è un paese da riformare in modo profondo. Non basta il pannicello caldo ipotizzato prima dal governo giallo-blu e poi dal Ministro Boccia. Il malessere è radicato. Far finta di nulla non farà altro che far alzare il livello del dibattito.

Gianantonio Bevilacqua
Gianantonio Bevilacqua 238 altri articoli
Gianantonio Bevilacqua, giornalista pubblicista dal 1998 Ordine dei Giornalisti - Regione Lombardia. , Esperto di difesa e politica

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