Anche noi abbiamo i nostri George Floyd

Mentre negli Stati Uniti divampa la protesta contro la barbara uccisione di George Floyd, viene da pensare a tutti coloro che hanno perso la vita per colpa delle iniquità dello Stato. E seppur da noi non ci siano state manifestazioni di violenza ad opera delle Forze dell’Ordine, le morti causate dalle vessazioni dello Stato si misurano a decine.

 I dati sono impietosi: dall’inizio dell’anno sono già 42 i suicidi, di cui 25 quelli registrati durante le settimane del lockdown forzato; 16 nel solo mese di aprile. “Questa ‘impennata’ risulta ancor più preoccupante se confrontiamo il dato 2020 con quello rilevato appena un anno fa: nei mesi di marzo-aprile 2019, il numero delle vittime si attestava infatti a 14, e il fenomeno dei suicidi registrava la prima vera battuta d’arresto dopo anni di costante crescita”

A questi numeri, di per sé significativi, vanno poi aggiunti anche quelli relativi ai tentati suicidi: 36 da inizio anno, 21 nelle sole settimane di lockdown. Proprio pochi giorni fa un 60enne di Baone in provincia di Padova è stato salvato dal suo tentativo di farla finita dovuto alla sospensione del lavoro appena iniziato e all’assenza di altre forme di reddito. Gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio alzano a 1.128 il totale dei suicidi legati a motivazioni economiche in Italia dal 2012 a oggi, e a 860 i tentati suicidi.

Le vittime, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio, sono per lo più imprenditori: 14, sul totale dei 25 casi registrati nel periodo del blocco. Un numero importante che sottolinea, ancora una volta, e oggi con maggiore forza, la necessità di intervenire con misure e interventi a sostegno del tessuto imprenditoriale.

La tassazione spropositata, la mancanza di vere politiche di crescita, la burocrazia impenetrabile fanno si che la responsabilità del gesto estremo di tanti sia da imputare al governo, anzi, ai governi, incapaci di guardare alla società ma solo intenti a sfornare provvedimenti autocelebrativi e che mirano solamente al frutto elettorale.

Spesso gli imprenditori si trovano di fronte al dilemma se pagare i propri dipendenti o le tasse di uno Stato esoso e sbagliato. Basti pensare ai 110 miliardi di residuo fiscale del Nord quante imprese avrebbero potuto salvare e con esse le vite di tanti.

Gli George Floyd non si ammazzano solo con la pistola ma anche con tasse, burocrazia, visione cieca delle banche ben sapendo che l’economia reale che costituisce il tessuto produttivo di un paese è quella sul territorio, non quella speculativa finanziaria.

Questo Stato non funziona più. Tutti se ne rendono conto ma nessuno ha i potere di cambiare le regole del gioco. Da sempre i grandi cambiamenti nascono da una volontà di popolo, non certo dalle segrete stanze dei partiti che mirano soltanto alla loro sopravvivenza.

Non siamo quindi migliori degli americani anzi, se possibile siamo peggiori, incapaci di reagire, subiamo tutto ciò che ci viene svenduto da un manipolo di partiti di Stato, nessuno escluso, che considera il popolo come un gregge da indirizzare dove più conviene.

Quanto ancora andremo avanti a sentire sulla nostra pelle le sferzate dello sfruttamento senza guardarci in faccia e reagire. Il popolo americano si batte contro l’ingiustizia e la violenza di Stato inginocchiandosi. Forse noi invece siamo stati per troppo tempo inginocchiati e prostrati. E’ ora di alzare la testa. Ogni dominazione crolla quando il popolo si incazza.

Gianantonio Bevilacqua
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Gianantonio Bevilacqua, giornalista pubblicista dal 1998 Ordine dei Giornalisti - Regione Lombardia. , Esperto di difesa e politica

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