10/06/1940-10/06/2020: da Piazza Venezia ai social il passo è breve. (video)

10 giugno 1940: dall’ormai tristemente famoso balcone di Piazza Venezia, a Roma, Benito Mussolini dichiara l’entrata in guerra dell’Italia. Sotto un folla che lo acclama, come sempre quando il Duce faceva i suoi proclami alla nazione, anche se pare che in verità quella volta gli scagliozzi di regime, le claque dell’epoca, fecero più fatica del solito a convincere i presenti giunti nella piazza, o convocati, ad applaudire.

Infatti è noto che la decisione fu presa dal solo Mussolini contro i dubbi dei gerarchi fascisti, in prima linea Galeazzo Ciano, e dello stesso re Vittorio Emanuele III. Molte erano le perplessità. Non si conosceva né l’effettiva forza dell’alleato tedesco né tanto meno quella degli americani.

Ma tant’è: la decisione fu presa e la storia ci racconta come finì.

Il balcone di Piazza Venezia, proprio di fronte al simbolo nella nazione, l’Altare della Patria, quel simbolo tanto maestoso quanto controverso ed addirittura odiato da qualcuno, in primis dagli stessi romani che lo definiscono “macchina da scrivere”, simbolo di un nazionalismo e di un centralismo tanto amato dal regime fascista, tanto contestato ai giorni nostri quando si definiscono tutti, o quasi, federalisti, più a parole che nei fatti.

Un simbolo l’Altare della Patria. Così come è diventato un simbolo lo stesso balcone che si affaccia sulla piazza, tristemente noto per quei proclami.

Simboli retrogradi, passati, che non hanno più senso se non per mantenere viva la memoria. In alcuni casi sono stati sostituiti con strumenti più moderni, più fruibili dalla massa, usati dai leader politici per diffondere il proprio pensiero, il proprio programma politico, o più semplicemente per far passare il messaggio che sono come noi, vivono come noi. E lo fanno dicendoci cosa mangiano o cosa fanno in quel momento.

Naturalmente avete capito tutti che mi riferisco a social network, in particolare a Facebook e a Twitter.

Ormai siamo sommersi dai post dei nostri amati politici che ci rendono edotti su ciò che fanno durante la loro giornata, dalla colazione al bar fino alla buona notte, spesso con foto tenere sotto le stelle o coi figli, come se alla gente fregasse qualcosa. E qua entrano in funzione le claque moderne, spesso strapagati anche con soldi pubblici. E giù like come se non ci fosse un domani, spesso provenienti da paesi africani ed asiatici, che lasciano più di qualche dubbio.

E in tutto ciò come può mancare la quotidiana diretta Facebook o Twitter? Grosso modo la discendente diretta dei messaggi trasmessi via radio da Benito Mussolini. Dirette dalle piazze, dirette dal balcone di casa, dirette dal bar, dirette dal bilocale per dimostrare che si vive come un normale cittadino, dirette dalla cucina mentre si prepara il pranzo oppure si fa la cyclette. Manca all’appello una diretta seduti sulla tazza del cesso ma penso sia solo questione di tempo. E giù like come se piovesse, sempre dalla provenienza sospetta.

Corsi e ricorsi storici. I social come il balcone di Piazza Venezia.

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Domani ricorrerà anche l’anniversario della morte di Enrico Berlinguer, 36 anni. Lui si che riempiva le piazze senza trucchetti vari, lui si che aveva argomenti politici da esporre, lui si che scindeva la sua vita privata da quella pubblica, lui si che aveva rispetto delle istituzioni. Lui e il suo “nemico storico” Giorgio Almirante. Due ideologie agli antipodi ma che erano rappresentate da esponenti politici con la P maiuscola.

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Ma lo stesso Umberto Bossi dei migliori che riusciva a riempire le piazze di uomini e donne a cui aveva risvegliato un sentimento di appartenenza da troppo tempo sopito.

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Politici con la P maiuscola che credevano fortemente in quello che facevano e riuscivano a trasmetterlo alla gente.

A ridateceli e tenetevi pure questa classe politica che cambia idea come cambia le mutande, almeno spero per chi sta al loro fianco, anche se non ci hanno mai fatto assistere al loro cambio. Mancherà molto?

Roberto Pisani
Roberto Pisani 102 altri articoli
Regista televisivo e teatrale

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