Da 70 a 90 bombe nucleari all’idrogeno nel Nord Est. Lo sapevate?

A metà 2019 è diventato ufficiale. In Europa gli Stati Uniti, sotto la bandiera della NATO, hanno posizionato 150 bombe nucleari all’idrogeno a caduta libera, le cosiddette B-61. Il documento emesso dalla NATO “A NEW ERA FOR NUCLEAR DETERRENCE? MODERNISATION, ARMS CONTROL, AND ALLIED NUCLEAR FORCES” fa finalmente luce sulla presenza nucleare statunitense in Europa.

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Tutti gli osservatori sono concordi nel ritenere che la maggior parte di queste testate si trovi nel Nord Italia, nelle basi di Aviano in Friuli e di Ghedi in Lombardia, in provincia di Brescia, dove peraltro è previsto l’arrivo dei nuovi cacciabombardieri multiruolo F-35 italiani.

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F-35 A

La stima valuta in circa 30-40 testate a Ghedi e fino a 50 ad Aviano.  Le bombe B61 hanno una capacità esplosiva minima di 0,3 kilotoni, mentre il loro massimo varia dai 45 kilotoni della B61-4 a ai 170 kilotoni della B61-3. Quella sganciata su Hiroshima, per fare un raffronto, era di 16 kilotoni.

Questi ordigni tecnicamente possono essere dispiegati sia da aerei americani come da quelli degli altri paesi NATO, quindi incluso il nostro. E proprio gli F-35 sono candidati ad essere i vettori sui quali potrà essere alloggiato questo tipo di bomba che fino ad oggi possono venire alloggiate sui Tornado, che saranno sostituiti gradualmente dagli F-35

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La attuale versione della B-61

Ma non basta. E’ in atto una attività di sostituzione delle B-16 con le più recenti bombe all’idrogeno B61-12 LEP (nella figura sopra il titolo). E’ precisa e devastante. Può penetrare completamente nel suolo per distruggere i tunnel e le costruzioni sotterranee più resistenti.

Se la testata della nuova B61-12 è la stessa delle vecchie B61-4 stoccate ad Aviano e Ghedi, le caratteristiche del nuovo ordigno, però, sono considerate di grande importanza dai militari. Ad oggi, infatti, distruggere strutture militari nemiche estremamente resistenti e nascoste in profondità nel sottosuolo richiede armi nucleari così potenti che è inimmaginabile pensare di usarle in situazioni di combattimento reale, perché il “danno collaterale” che ne risulterebbe sarebbe così devastante da essere politicamente insostenibile. Se però questo “danno collaterale” si potesse ridurre, mettendo a punto ordigni “piccoli”, precisi e in grado di distruggere le installazioni militari sotterranee, allora la situazione potrebbe cambiare.

E’ in questa direzione che sembra andare la nuova bomba B61-12, un ordigno che sarà disponibile in quattro “versioni”: da 0,3 kiloton, ovvero 50 volte meno potente dell’atomica che distrusse Hiroshima (che era di circa 16 kiloton), da 1,5, da 10 e infine da 50 kiloton. «La combinazione di precisione e capacità di penetrazione nel terreno, unita alla possibilità di avere B61-12 di diversa potenza, offre capacità uniche»

Lo scopo principale per cui gli Stati Uniti stanno investendo cifre da capogiro per lo sviluppo di questa nuova arma sembrerebbe risiedere nella capacità appunto di poter penetrare le fortificazioni sotterranee e quindi ridurre i danni collaterali derivanti da una esplosione nucleare.

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Gianantonio Bevilacqua, giornalista pubblicista dal 1998 Ordine dei Giornalisti - Regione Lombardia. , Esperto di difesa e politica

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