Laura Castelli: gli italiani vogliono le mascherine griffate.

Esempio di mascherine lavabili “griffate”, con vari disegni.

In questi giorni spesso sentiamo membri del governo esternare teorie alquanto singolari e fantasiose per cercare di difendere il proprio indifendibile operato. Molti cercano di artefare la realtà, altri, arrampicandosi sugli specchi, spiegano ciò che è impossibile spiegare semplicemente perché nulla è stato fatto, quelli dotati di maggior fantasia ed immaginazione come il viceministro grillino dell’economia e delle finanze Laura Castelli inventano addirittura le favole.

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Laura Castelli, Movimento 5 Stelle

Cosa avrà detto di cosi grossolano e paradossale la Castelli? Semplicemente che nel paese mancano le mascherine perché gli italiani le vogliono griffate! Caspita, adesso la colpa è dei cittadini, questi fenomeni, che non si accontentano delle semplici mascherine chirurgiche che l’inutile commissario (fattorino sarebbe già troppo, con il massimo rispetto per la categoria…) per l’emergenza, l’arcinoto Domenico Arcuri da Melito di Porto Salvo, Reggio Calabria sta fornendo, a milioni di pezzi, al prezzo di euro 0,50 al netto dell’Iva, cosa peraltro assolutamente non veritiera, ma vogliono la griffe, la personalizzazione con loghi e disegnini. Beh, è notorio che la moda, nello stivale, sia uno dei motori dell’economia e che lo stile non faccia difetto ai suoi cittadini, ma questa è veramente grossa, come dicevano, anni fa, i nostri nonni lombardi, uno “sfondone”! La viceministro ha rilasciato questa dichiarazione durante la trasmissione televisiva “Live Non è la D’Urso”, condotto da Barbara D’Urso, in onda domenica sera su Canale 5. Tutto questo per giustificare, l’ennesima giustificazione, l’assenza di mascherine e di molti DPI su tutto il territorio nazionale.

Lo scandalo mascherine, ahinoi, è storia vecchia, esploso subito ad inizio pandemia. Numerosi sequestri, mascherine ordinate e mai arrivate, speculazioni, prezzi alle stelle, contraffazioni, lo scandalo che ha coinvolto l’ex Presidente della Camera dei Deputati Irene Pivetti, lo scandalo della Regione Lazio dell’uomo degli aperitivi Zingaretti, un delirio di una bassezza e di uno squallore totale. Ma la bestialità non si limita a questa assurda giustificazione, secondo la Castelli il caos generalizzato ed incontrollato sugli strumenti di protezione individuale non è mai esistito. Sarebbe opportuno ricordare all’esponente dell’esecutivo che non solo i cittadini si sono trovati sprovvisti, soprattutto nel periodo di massima criticità, ma anche e soprattutto il personale medico e paramedico di moltissimi ospedali, se non la grande totalità, delle strutture per anziani, delle strutture per disabili, lasciando sul campo purtroppo molte persone. Quando queste dannate mascherine sono giunte a destinazione, con inaudito ritardo, erano in quantità limitata o peggio di pessima fattura. Vogliamo ricordare quelle chiamate provocatoriamente swiffer, distribuite dalla Protezione Civile? Quelle con cui il discusso ministro Boccia si era persino permesso il lusso di prendere per i fondelli la Lombardia ed i suoi cittadini. Qui purtroppo non si parla neanche più di incapacità e di incompetenza, certamente acclarata, ma di vera è propria volgare ed ignorante arroganza. Derubricare la faccenda mascherine alla voglia di trendy, ai capricci fashion style e’ follia come sono folli le dichiarazioni del sodale della Castelli, quel Pasquale Tridico, Presidente dell’Inps, che si è permesso di prendere per il culo milioni di lavoratori che aspettano da settimane la cassa integrazione, sostenendo, testuali vergognose parole, “stiamo riempiendo di soldi gli italiani”.

Questo esecutivo, di una tristezza totale, senza una minima dignità politica, è frutto di tantissima impreparazione e velenosi pregiudizi, pensare che molti di questi personaggi siano figli delle nobili terre del nord, il “monopattino” Toninelli è di Soresina (Cremona), Buffagni e’ di Milano, Patuanelli è di Trieste, la stessa Castelli e’di Torino, fa ancora più male, ancora più incazzare. Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Liguria non meritano tutto questo. Ora piu’ che mai occorre prenderne coscienza e superare un colpevole immobilismo, trovando innanzitutto la forza di cambiare radicalmente il futuro.

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