Roberto Castelli: “L’attacco di Roma contro Fontana e l’Autonomia Lombarda? Strumentale e vergognoso!”

di Giovanni Pasquini

Roberto Castelli è senza dubbio uno dei punti di riferimento più rilevanti per la politica lombarda. Nella sua ormai lunga carriera, il leghista lecchese ha ricoperto ruoli di primo piano sia a livello locale che in quel di Roma, essendo stato, fra l’altro, Ministro della Giustizia e Viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti nei primi anni 2000. Il ventennio trascorso in Parlamento e la lunga militanza nel movimento fondato da Umberto Bossi, le importanti battaglie per la trasformazione in Stato federale di questo paese, l’hanno sempre visto in prima linea in maniera convinta e determinata. Proprio per questo, in un breve intervento in video sulla sua pagina Facebook (che la nostra Redazione ha voluto riportare integralmente nei giorni scorsi), Castelli ha preso posizione in modo chiaro a sostegno della Regione, già da settimane sotto attacco da parte del governo centrale e perché il tema dell’Autonomia “non finisca in cantina”. Per questo abbiamo deciso di fare una chiacchierata con lui alla luce, fra l’altro, delle difficoltà che la nostra Terra sta attraversando in questo periodo.

Roberto Castelli, in un recente intervento sulla sua pagina social ha mostrato un certo disappunto per il fatto che il tema dell’Autonomia (uso le sue parole) “sembra esser finito in cantina”. Qual è il suo punto di vista sulla questione e come pensa si possa uscire da questa stagnazione?

Il mio intervento su Facebook ha voluto essere prima di tutto una stigmatizzazione del vergognoso attacco, del tutto strumentale, nei confronti di Regione Lombardia e dell’amico presidente Fontana. Negli ultimi mesi Attilio si è trovato a gestire una situazione di emergenza, come quella creata dalla pandemia di Coronavirus, in maniera del tutto inattesa, prendendola di petto. E’ bene ricordare che noi Lombardi siamo stati i primi al mondo, dopo la Cina, ad esser investiti da questa problematica e nessuno poteva sapere come sarebbe andata a finire. La Regione non si è risparmiata nella lotta al virus e chi la attacca lo fa esclusivamente per ragioni politiche. Sappiamo bene che se i focolai fossero esplosi altrove, la situazione, probabilmente, sarebbe stata governata in maniera molto diversa.

Altra questione è la domanda, invece, che dobbiamo porci tutti noi che facciamo politica ossia: chi siamo e da dove veniamo? Quando ho aderito alla Lega Lombarda, alla fine degli anni ’80, avevo ben preciso in mente l’obiettivo irrinunciabile dell’Autonomia che era e a mio avviso rimane la madre di tutte le battaglie. Il momento politico è senza dubbio favorevole per il Nord perché si batta il chiodo su questa tematica. La Lega governa tutte le Regioni più importanti dell’area padana, dalla Lombardia al Friuli passando per Veneto e Trentino-Sudtirolo e tutte con bravi amministratori. E anche in Liguria abbiamo un Governatore, Giovanni Toti, che ormai è più leghista che forzista e pure in Piemonte il Carroccio è della partita, con la guida di Alberto Cirio. La gente del Nord sente in maniera forte la problematica dell’Autonomia. Dobbiamo reagire a sostegno di questa istanza. In questo senso credo sia necessario dare il massimo supporto a Fontana, manifestando non solo a Roma ma anche a Milano.

Nel 1994 Gianfranco Miglio, uno dei padri del pensiero federalista in Italia, in occasione di un Congresso della Lega Nord, aveva pronosticato un’affermazione del Federalismo, a prescindere da chi avrebbe deciso, poi, di portare avanti la battaglia politica in questo senso. Ritiene ancora valide le parole del Professore lariano e se si perché?

Lo ribadisco chiaramente: nella società del Nord, la spinta verso l’Autonomia è forte e non è facilmente placabile. Se ne sono accorti in molti che la situazione è questa. Anche i più noti giornalisti della Penisola, a prescindere dalle proprie opinioni personali, hanno mostrato grande onestà intellettuale sull’argomento. Al di là delle battute, magari un po’ sopra le righe, del direttore di Libero Vittorio Feltri, ci sono degli interventi trasversali, per esempio, dell’ex-direttore del TgCom Paolo Liguori, che lasciano poco spazio alle interpretazioni, ma anche molti, moltissimi responsabili di testate locali e nazionali continuano a riprendere l’argomento, manifestandone l’attualità. Tutti hanno compreso a fondo che c’è una Questione settentrionale aperta, che merita la giusta attenzione e delle soluzioni concrete. Deve esserci la stessa consapevolezza anche da parti dei partiti, perché siamo davanti ad una tematica che col tempo diventerà sempre più grande e pressante e una risposta seria dovrà pure essere data. Bisogna far fronte comune davanti a un’esigenza tanto importante: l’Autonomia è interesse di tutti e deve essere una tematica che va oltre ogni steccato ideologico. La Lombardia senza Autonomia non potrà sopravvivere. E poi abbiamo votato un Referendum per questo, mi pare.

Le associazioni di categoria lombarde, in tutto ciò, che ruolo stanno giocando? Voglio dire: una forte richiesta di Autonomia non può prescindere dal sostegno dei comparti produttivi della società e da chi rappresenta gli interessi di lavoratori, imprese e gruppi sociali.

Le Associazioni di categoria devono rappresentare in maniera forte e autorevole questa istanza, che è sentita come necessaria da larga parte dei loro iscritti. Vorrei fare un esempio, così ci capiamo meglio. Se noi guardiamo con attenzione alla Scozia, dove nel settembre 2014 si è celebrato un Referendum per la secessione del paese dal Regno Unito, non possiamo fare a meno di notare che dietro ai promotori dell’iniziativa c’era un po’ di tutto: dai partiti scozzesi ai commercianti, dai lavoratori marittimi agli atleti, dagli studenti universitari agli attori del cinema. Tutta la società scozzese, in maniera compatta, si è alzata e s’è mossa come un sol uomo, organizzandosi in maniera tale da portare davanti al popolo una scelta decisiva per il proprio futuro. Il risultato della consultazione, peraltro, dove il fronte per l’indipendenza ha perso per pochi punti percentuali, non mi sembra abbia scoraggiato i sostenitori della causa, che la stanno rilanciando a tutto campo senza indugio, nonostante qualche normale resistenza da Londra. La libertà non ci pioverà in testa dal Cielo, ma serve un colpo di reni da parte di tutti. Mi piace ricordare una frase scritta nel 1986 in prima pagina sul giornalino “Lombardia Autonomista, La Vus del Popul Lumbard”, foglio ufficiale della Lega Autonomista Lombarda: “Lumbard, muvemess tücc, e desedemess, perché Ruma l’Autonomia ghe la regala minga de sicür. O sem buni de cunquistala nüm, o ‘l noster Popul el scumpariss dela Storia”. Io conservo ancora gelosamente quell’articolo e l’ho pubblicato sul mio profilo Facebook. La battaglia è sempre quella: diversamente non si può fare.

Facciamo un salto anche in Veneto. Cosa ne pensa dell’azione di Luca Zaia nella battaglia autonomista?

La domanda mi offre uno spunto di riflessione importante. Mi sembra corretto, anzitutto, ricordare il ruolo fondamentale che ha giocato e sta giocando il serenissimo governatore. Ha mostrato grande determinazione nell’affrontare la recente crisi sanitaria ed è uscito estremamente rafforzato da una prova che avrebbe potuto mettere ko anche i più volenterosi. Si può dire serenamente che ha azzeccato tutte le mosse e ha ottenuto un riconoscimento da parte di tutti che forse non ha precedenti. Pur diffidando dei sondaggi, è lì da vedere qual è il gradimento della gente nei suoi confronti. Se si votasse oggi, sembra abbastanza chiaro che nessun contendente riuscirebbe nemmeno lontanamente a stargli al passo. In tutta questa battaglia contro il Covid-19 non ha nemmeno dimenticato di sottolineare l’importanza dell’Autonomia e della responsabilizzazione dei territori, che ha coinvolto e coinvolge ogni giorni tutti i segmenti della società veneta, nonostante Roma abbia tentato di limitare gli spazi di libertà del Nord. Oggi leggiamo sui giornali che viene rilanciato il Federalismo e che il Veneto è in prima fila in questa richiesta. E’ un buon segno questo.

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