I nodi vengono al pettine? Voglia di ritorno alla Lega NORD.

Giancarlo Giorgetti, abile e preparato Richelieu leghista, più volte ha espresso forti perplessità sui “dogmi finanziari” abbastanza folcloristici di uno dei guru della politica economica salviniana, Claudio Borghi Aquilini. Celebre, per esempio, nella polemica sui buoni del tesoro di piccolo taglio, quando Giorgetti era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel primo governo Conte e Borghi presidente della Commissione Bilancio, la battuta “c’è ancora chi gli crede?” rivolta all’economista. In questi giorni, in una intervista sul quotidiano Il Foglio, Borghi sottolineava la necessità di “abrogare Giorgetti”, per poter fare della Lega Salvini Premier un partito anti-europeista, abolire il pareggio di bilancio e metteva in discussione le tradizionali alleanze atlantiche. Giorgetti, intervistato dal prestigioso Wall Street Journal, sottolineava invece, con assoluta fermezza, che dall’euro non si può e non si deve uscire, sforzandosi di dare uno straccio di credibilità ad un partito osservato con curiosità, mista a timore, dalle diplomazie americane e che la credibilità sembra stia perdendola, giorno dopo giorno, in maniera irreversibile. Giorgetti, secondo i ben informati, risulta abbastanza critico anche sulla manifestazione del 2 giugno a Roma, rimarcando come le mobilitazioni servano certamente a poco senza un preciso progetto politico. Proprio il progetto politico non pervenuto è il vero problema di questa Lega che sembra perdere consenso, nei sondaggi, settimana dopo settimana. L’azione di opposizione al governo giallorosso, ai più, è apparsa molto blanda e totalmente inadeguata. Il nazionalismo, a tratti anche stucchevole, sciorinato dal capitano, sta diventando via via molto indigesto ai militanti, non solo quelli della prima ora, in un momento dove sta ritornando prepotentemente in auge la cosidetta questione settentrionale. Molti stanno rendendosi conto come il Nord sia stato lasciato completamente solo, che esiste un problema economico, lavorativo, gestionale che in troppi, nelle latitudini romane, non hanno particolarmente a cuore, non risultando certamente una delle priorità dell’agenda del governo a trazione sudista. Lapalissiana risulta essere l’ambiguità di due progetti completamente in antitesi tra loro che, a questo punto, Salvini deve risolvere una volta per tutte. Il pensiero giorgettiano è sicuramente minoritario all’interno di Via Bellerio, stando ai numeri degli adepti del mantra da nord a sud, ma certamente più pragmatico e soprattutto più apprezzato dagli imprenditori del nord, abituati a misurarsi sul mercato europeo, a lavorare con la Germania, con i paesi più industrializzati e poco inclini a discorsi populisti tipo no euro, si Draghi, no Draghi e altre incongruenze simili. Un altra figura ingombrante, in queste settimane, sta offuscano il segretario leghista, il Governatore della Regione Veneto Luca Zaia. L'”Huffingtonpost” sottolinea che deve esserci sicuramente un motivo se, negli ultimi tempi, il Governatore del Veneto concede un’intervista politica al giorno, anzi sempre più politica, da interprete autentico del nord operoso e realista avvezzo a lavorare con i colleghi tedeschi, senza tante chiacchiere ideologiche, che rivendica l’autonomia perche’ se in questa pandemia tutto fosse stato gestito dalla palude romana il Veneto non avrebbe certamente conseguito i brillanti risultati che tutti gli riconoscono. Una leadership conquistata sul campo con un altissimo livello di gradimento e di visibilità. Non per niente, un politico lungimirante e navigato come Roberto Maroni ha dichiarato che vedrebbe bene Zaia alla guida del paese. In verità Zaia, con modestia, (finta, reale o di convenienza non è dato a sapere) ha voluto “smarcarsi” sottolineando come il Veneto sia l’unico suo scopo ed interesse anche se, in molti, vedono nelle sue parole una sorta di messaggio subliminale allo stesso Salvini affinché si decida finalmente ad attuare una drastica virata, scegliendo definitivamente una linea politica credibile e concreta, abiurando quella ondivaga attuale, che tenga conto dell’enorme bisogno di serietà e di governo che viene innanzitutto dal Nord, quel Nord che e’ opposizione al governo ma che chiede a gran voce un’alternativa di governo. I malumori all’interno di quella che fu la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania sono evidenti e, contrariamente a qualche mese fa, sempre meno nell’ombra. Emblematico anche il pensiero che abbiamo raccolto, proprio su questa testata, dell’ex ministro Roberto Castelli. Dopo il successo social della Bestia che, ahilui, ultimamente sembra non azzeccarne più una, la palla adesso è in mano al capitano che, prima o poi, dovrà decidersi a decidere. Passare dall’essere considerato l’enfant prodige della nuova politica, il salvatore della patria, a diventare il nuovo Gianfranco Fini e’ veramente un attimo…….

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Giancarlo Giorgetti – Luca Zaia
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Fabio Sandroni 42 altri articoli
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