Patrimoniale “Covid-tax”, se ne parla ma non ci pensate nemmeno.

Alcune banconote da 50 Euro in mano a un cassiere di una banca. 16 aprile 2018 a Genova ANSA/LUCA ZENNARO

Cominciano ad essere insistenti le voci che vedrebbero, a crisi finita, l’introduzione di una Covid-tax, una vera e propria patrimoniale che potrebbe colpire tutti indistintamente o i patrimoni più elevati.

Per finanziare il maggiore deficit atteso per questo anno a causa dell’emergenza Covid-19, l’Italia avrà bisogno di oltre 100 miliardi di euro. Una cifra elevata per un Paese già altamente indebitato e che al momento ha all’attivo circa 10mila miliardi di euro di ricchezza accumulata, in forma di fabbricatiterreniinvestimenti finanziaririsparmi liquidi e altri beni, che complessivamente vale 5,5 per cento del Pil. Quando una nazione si trova in una situazione di emergenza e c’è bisogno urgente di liquidità, è molto probabile che lo stato patrimoniale venga colpito. La crisi economica conseguente a quella sanitaria indotta dal Coronavirus ha portato la classe politica italiana a discutere sulla possibilità di costituire una patrimoniale.

Ma vediamo prima a quanto ammonta il patrimonio degli italiani. La ricchezza totale è stimata in più di 10mila miliardi tra valori immobiliari e mobiliari, 4400 miliardi in risparmi ed investimenti, 6300 miliardi in patrimonio immobiliare.

Il debito pubblico, a quanto comunicato da Bankitalia, ammonta, riferito al 31 Marzo a 2431 miliardi, corrispondente al 134,8% del PIL, ovviamente riferito al 2019. Consideriamo che, pre Covid, la Francia aveva un rapporto debito/Pil del 96% , la Germania del 66%, la Spagna del 96%

Quindi il nostro grande problema è l’eccessivo rapporto debito/Pil. Solo la Grecia ha valori più alti del nostro in Europa al 180%. Teoricamente se scendessimo sotto la soglia del 100% nessuno vedrebbe l’Italia come un paese a rischio default visto che chi più chi meno, tutti i paesi europei stanno sotto a quella soglia.

Ma quali sono i problemi cronici per cui l’Italia ha un debito pubblico così elevato? Va sottolineato che il nostro paese è all’undicesimo posto per avanzo primario tra il 1990 ed oggi con un valore medio di 1,76. Ciò significa che la nostra economia, se non contiamo gli interessi sul debito pubblico, è in positivo da trent’anni. Ciò che ci frega sono gli interessi su un debito di 2431 miliardi che concorrono ad aumentare il debito stesso.

In realtà valutando gli avanzi primari siamo messi meglio in Europa di Francia, Germania e Spagna. Solo Belgio e Norvegia fanno meglio di noi.

Ma allora perchè siamo considerati la cenerentola d’Europa, quasi degna di essere commissariata ad ogni piè sospinto?

Innanzi tutto siamo considerati politicamente inaffidabili. Da anni i nostri governi non mettono mano a riforme strutturali ma pensano esclusivamente a manovre che possono far aumentare il consenso. E questo è apparso chiaro con i governi Renzi, Di Maio/Salvini e Di Maio/Zingaretti.

Abbiamo una evasione/elusione fiscale che si aggira intorno ai 200 miliardi all’anno. Inoltre 110 miliardi all’anno fluiscono da nord a sud come residuo fiscale, ovvero tasse pagate dalla gente del nord che viene sperperata in assistenzialismo, clientele e copertura del debito pubblico. Totale 300 miliardi ogni anno.

Ora, un prelievo da patrimoniale del 10% del patrimonio mobiliare ed immobiliare, ovvero quasi mille miliardi, porterebbe il debito pubblico abbondantemente sotto alla soglia del 100% del rapporto debito/PIL facendo rientrare il paese nel novero degli stati virtuosi con le ovvie conseguenze sui mercati,

Ma anche combattendo l’evasione e l’elusione in modo serio e concentrando il residuo fiscale per tre/quattro anni sulla copertura del debito otterrebbero lo stesso risultato.

Perchè mettere, come al solito le mani nelle tasche della gente, è la soluzione più facile, utilizzando la cassaforte dei risparmi, magari però obbligando a svendere seconde case per poter far fronte alla nuova tassa. Risparmi di una vita che vengono intaccati pesantemente per compensare le inefficienze dello Stato. Non è questa la soluzione.

Federalismo fiscale, Autonomia delle Regioni, Costi standard e battaglia a chi, a tutti i livelli, imbroglia. Questi sono metodi di uno Stato serio. Ma il nostro uno Stato serio non lo è. Meglio depredare i risparmi della gente.

Ma non ci provate con la scusa della crisi sanitaria. Sarebbe una vigliaccata, degna di uno Stato sudamericano. La gente, soprattutto quella del Nord, ha già pagato e se l’esosità dello Stato ardirà una manovra simile, speriamo che sia veramente la volta che ci sarà voglia di rivolta verso uno Stato padre padrone che colpisce tutti per mantenere il suo status quo di assistenzialismo e ruberie. Altro che risanare il paese.

Gianantonio Bevilacqua
Gianantonio Bevilacqua 238 altri articoli
Gianantonio Bevilacqua, giornalista pubblicista dal 1998 Ordine dei Giornalisti - Regione Lombardia. , Esperto di difesa e politica

2 Commenti

  1. Sono pienamente d’accordo sull’analisi. Avrei aggiunto un’analisi sulla moneta elettronica alle porte che affosserebbe definitivamente l’economia e metterebbe in pericolo ulteriormente il nostro risparmio.

  2. Paghiamo già l’imposta “patrimoniale” sia sui depositi di titoli che sui c/c.
    La paghiamo sugli immobili che possediamo.
    GIACINTO SBRIZZI

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