Che posto ha la disabilità in questa nostra società?

Venerdì 8 maggio si è tenuto il PRIMO MEETING DELLE ASSOCIAZIONI CONFAD, che ha riunito Associazioni da tutto il territorio Nazionale. Scopo di questo incontro era quello di tracciare l’avvio di un percorso di unità di azione, percorso che tutte le associazioni che aderiscono a Confad ritengono estremamente urgente.

Durante l’assemblea, svoltasi ovviamente in videoconferenza, sono emerse le difficoltà comuni e la forte preoccupazione relativa ad una fase 2 che si prospetta quanto mai incerta e priva di un piano che preveda una messa in sicurezza delle strutture e del personale.

Noi abbiamo incontrato di nuovo il presidente di Confad, Alessandro Chiarini, per capire cosa in realtà è emerso dal meeting.

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Presidente nel nostro primo incontro abbiamo fatto un punto sulla situazione in generale e sull’attività della vostra associazione. Nel frattempo avete organizzato un meeting dal tema “Fase 2 e poi?”. Chi vi ha partecipato e cos’è emerso?

Lo scorso 8 maggio abbiamo organizzato questo meeting dal tema “Fase 2 e poi?” alla quale hanno partecipato più di 20 associazioni iscritte al Confad. Confad in effetti oltre all’iscrizione individuali confedera anche altre associazioni per cui è stata l’occasione per stabilire un confronto su temi di stringente attualità.

Inoltre avete lanciato un sondaggio fra le famiglie

In occasione del Meeting abbiamo presentato le risultanze di una ricerca di un’indagine che è stata effettuata nell’ultima parte del mese di aprile con la quale abbiamo voluto fare una fotografia istantanea della situazione delle famiglie con disabilità e dei caregiver familiari in occasione della fase 1 dell’emergenza covid-19.

E da questa indagine sembra emerso un quadro devastante.

A questa ricerca hanno risposto più di 500 caregiver familiari con una provenienza pressoché uniforme da parte di tutte le regioni italiane e ne è emerso un quadro assolutamente drammatico come evidenziato dai diagrammi e delle infografiche che sono state rilevate. Veramente dati impressionanti che dimostrano la pressoché totale assenza delle istituzioni nazionali e locali e il fatto che le famiglie con disabilità sono state di fatto abbandonate, ritrovandosi a gestire in solitudine tutte le attività di assistenza e di accudimento delle persone con disabilità gravi. Questo chiaramente è stato un impegno impressionante alla luce del fatto che noi abbiamo tributato grande riconoscenza al personale medico agli infermieri, che in prima linea hanno combattuto una battaglia contro l’epidemia, ma purtroppo non si sono riconosciuti allo stesso modo l’impegno gravoso che hanno sostenuto, allo stesso livello oseremo dire dei medici degli infermieri, le famiglie nel chiuso del loro quattro mura di casa.

E allora vediamoli questi dati.

Per iniziare è emerso che nel 70% dei casi i caregiver familiari intervistati hanno evidenziato una condizione di salute con patologie e con evidente carico di stress e ansia e questo a causa dell’abbandono che hanno avuto le famiglie in questo periodo.

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Infatti è risultato che il 50% degli intervistati non è stato contattato né da assistenti sociali, né dai centri diurni, né dalla scuola.

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Nel caso di persona con disabilità frequentante la scuola, i caregiver familiari hanno dichiarato nel 45% dei casi di non aver ricevuto nessuna assistenza scolastica in remoto e nel 35% solo da una a tre volte la settimana. Clamoroso il fatto che il 94% degli alunni con disabilità partecipi alla DAD solo grazie all’impegno del caregiver familiare che presta assistenza per facilitare le operazioni di collegamento e si sostituisce in presenza all’insegnante di sostegno per la facilitazione e la semplificazione delle attività di classe.

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Proseguendo l’analisi dei risultati, il 65% degli intervistati ha dichiarato di non aver avuto nessun contatto con i centri di riferimento della persona non autosufficiente accudita: la drammatica conseguenza è che nessun servizio è stato attivato. Fisioterapia, logopedia, infermieri, oss, educatori: nulla di nulla. E nel 74% dei casi, nemmeno l’offerta di assistenza da remoto.

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Anche i servizi sul territorio hanno evidenziato uno stato di estrema carenza dal momento che nell’80% dei casi i servizi sul territorio non erano previsti o comunque sono stati bruscamente interrotti.

Ne consegue il dato relativo al carico di accudimento del caregiver familiare che nel periodo in esame è diventato più gravoso per il 90% dei casi, al punto tale che nell’86% dei casi i caregiver familiari intervistati hanno dichiarato di aver subito un danno fisico/emotivo in questo periodo.

Altro dato che lascia riflettere è che nel 71% dei casi i caregiver familiari non si sentano supportati dalle Istituzioni e nel 24% si sentano supportati poco.

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I provvedimenti previsti dai Decreti per i caregiver familiari sono stati giudicati sufficienti solo dal 2% dei caregiver familiari lavoratori. Mentre per i caregiver familiari non lavoratori solo il 3,1% ha dichiarato di aver ricevuto sostegni economici, quali pacchi spesa e buoni spesa.

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Da ultimo, emerge forte la richiesta dell’applicazione dei protocolli di tutela della famiglia nel 95% dei casi degli intervistati e, nel caso in cui il caregiver familiare abbia contratto il virus COVID-19, il 94% ha dichiarato di voler un supporto domiciliare con tutti i presidi di sicurezza per la persona non autosufficiente accudita e che quest’ultima non venga trasferita in RSA.

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La nota dell’associazione si conclude con un resoconto e una considerazione che definire allarmanti è riduttivo:

– le famiglie sono state abbandonate

– le Istituzioni centrali e locali sono assenti

La domanda finale, ovvero il grido che esce da questa rilevazione è:

CHE POSTO HA LA DISABILITÀ IN QUESTA NOSTRA SOCIETÀ?

Roberto Pisani
Roberto Pisani 102 altri articoli
Regista televisivo e teatrale

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