Riaperture, autonomia, MES, Calabria…si aprono le prime crepe nella Lega di Salvini “da nord a sud”

I videoselfie dal tetto del Viminale sono solo un ricordo. Fino a quel fatidico 8 Agosto 2019 non ne sbagliava una, mediaticamente. Saltava con leggerezza dalla legge Fornero al Mojto, dagli immigrati alla Nutella ed alle varie indagini senza batter ciglio ed ogni sua apparizione, qualunque cosa dicesse si trasformava in oro o meglio in consensi, che manco Re Mida avrebbe potuto far meglio.

Ma dopo aver sfiduciato il suo stesso Governo la macchina da voti ha cominciato a perdere qualche colpo, e con essa anche parecchi di quei voti almeno stando ai sondaggi. La macchina da guerra mediatica, un capolavoro, va detto, si è un po’ appannata anche perché era venuta meno la postazione privilegiata da Ministro “forte” anti immigrazione.

Alcune promesse mancate come l’Autonomia, l’eliminazione della legge Fornero (quota 100 è solo un placebo), la flat tax, il taglio delle accise e le espulsioni di massa degli immigrati irregolari, per citare le più importanti, avevano già fatto storcere il naso ad una nicchia nutrita di elettori i quali si sono invece ritrovati il reddito di cittadinanza.

Da quel giorno, appunto l’otto di Agosto è stato un lento, lentissimo scivolare nei sondaggi. Impercettibilmente ma gli zero virgola settimanalmente avevano il segno meno ogni volta. Il giocattolo, se non si era rotto, aveva un guasto serio. Molti leghisti in cuor loro mal digerirono quella scelta anche se, pur mugugnando, confidavano nella strategia del capitano che comprendeva la sepoltura del partito di Bossi, la Lega Nord e la consacrazione del nuovo partito, che da tempo scaldava i motori, la Lega per Salvini premier. Ed anche questo passaggio, se da una parte metteva al sicuro gli introiti, dall’altra provocava qualche mugugno aggiuntivo nei leghisti di vecchia data. E poi arriva il Covid.

Oggi, come tutti i giornali riportano, alcuni fatti stanno turbando il sonno del Segretario Federale. E se fino ad oggi bene o male il partito si è mosso all’unisono, ora cominciano a presentarsi le prime crepe interne.

Governatori: autonomia nella riapertura di fase 2

Da giorni i governatori leghisti, Zaia in testa ma anche Fedriga e Fontana, insistono sulla necessità di autonomia delle regioni nelle scelte che riguardano le riaperture nella fase 2. Il ministro Boccia deve mediare e concede una autonomia responsabile ma i governatori scalpitano. Salvini nel mentre a Radio 24 come se nulla fosse accaduto dichiara che “le norme devono valere da Lampedusa al nord”, castrando di fatto le (giuste) rivendicazioni dei suoi governatori.

MES, Giorgetti ed i governatori

Parlare di MES a Salvini è peggio che mostrare l’aglio ad un vampiro. Matteo Salvini ha da tempo posizionato il Carroccio su una posizione euroscettica e così ha orchestrato una campagna comunicativa per denunciare il “tradimento della sovranità nazionale” che il governo commetterebbe se accettasse i fondi europei del Salva Stati.

Zaia e Fontana invece vedrebbero di buon occhio l’utilizzo dei fondi “sanitari” messi a disposizione dal MES per rimettere mano alla sanità delle due regioni, così profondamente provate dalla emergenza Covid. Ma Salvini in Parlamento avrebbe schierato i leghisti per chiedere uno slittamento considerando anche che nel giro di pochi mesi in Veneto si voterà e forse vorrebbe evitare di veder crescere ancora di più la popolarità di Zaia, in Veneto irraggiungibile anche da Salvini.

E come se non bastasse arrivano le dichiarazioni filo europeiste di Giancarlo Giorgetti, che un giorno lancia il sasso ed il giorno successivo nasconde la mano, ma intanto il sasso l’ha tirato. Decisamente favorevole al MES “sanitario” per dare una mano alle imprese del Nord in difficoltà, non fa mistero che un governo di solidarietà nazionale guidato da Draghi non lo scandalizzerebbe affatto.

Lega calabra in frantumi

Ma anche a sud del Po i problemi non mancano. La Lega in Calabria soffre gli stessi problemi che soffrono i partiti che non sono riusciti a mantenere le promesse del proprio elettorato, da quelle parti particolarmente esigente, mica come al Nord. E così iniziano le faide interne tra chi gestisce il partito in nome del Segretario e chi invece, soprattutto i calabresi “doc” questa gestione quasi commissariale poco la digeriscono. Salvini dovrà sistemare la situazione se non vuole ritrovarsi senza più un partito nella regione dove ha già lasciato sul campo il 50% dei voti alle ultime regionali.

Le crepe sono ormai evidenti. Vedremo se la manifestazione “in sicurezza” del 2 Giugno a Roma, peraltro annunciate come due manifestazioni separate da Matteo Salvini e da Giorgia Meloni (ed anche questa non è male) saprà ricompattare un partito in ebollizione.

Certo è che “siamo un milione” questa volta non si potrà annunciare. Con un metro di distanza arriviamo a Civitavecchia.

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Gianantonio Bevilacqua, giornalista pubblicista dal 1998 Ordine dei Giornalisti - Regione Lombardia. , Esperto di difesa e politica

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