“Mi chiamo Evaristo, scusate se insisto”

Questa frase è ormai passata alla storia, di quella storia del mondo del calcio di cui fa parte un grande campione, oltre che un grande uomo: Evaristo Beccalossi. La leggenda, smentita dal diretto interessato, racconta che fu proprio lui a dirla ad Albertosi al termine del derby di andata, gara in cui segnò due gol. Fu la partita che consacrò definitivamente la grandezza del numero 10 nerazzurro e a renderlo l’idolo dei tifosi interisti.

Evaristo Beccalossi, detto Becca, oppure Driblossi come la chiamò Gianni Brera. Bresciano doc, come nasce calcisticamente?

Sono nato in un oratorio e da lì a 12 anni sono entrato nel settore giovanile del Brescia Calcio. A 16 anni esordivo in serie B in Catanzaro-Brescia.

Quando sei bambino pensi solo a divertirti, mai avrei pensato di arrivare a fare il professionista “fortunato” del pallone.

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E poi nel 1978 il passaggio all’Inter. Che Inter era?

No ho pensato molto. Ho visto l’Inter e nella mia testa ho visto scorrere tutta la mia infanzia. I sacrifici di mio papà per portarmi agli allenamenti dopo che aveva finito di lavorare. Pensavo che Brescia-Milano fosse una cosa grande. Firmai il contratto in bianco: ero talmente agitato che non ho guardato nemmeno la cifra.

Ma non c’è Milano calcistica vuol dire derby. Il suo derby è stato sicuramente quello dell’anno successivo, 28 ottobre 1979. E li nacque il mito Beccalossi.

Il derby è stato il mio marchio con quei due gol. I tifosi mi hanno fatto capire subito che stravedevano per me. Non era facile arrivare dopo Corso, Suarez, Mazzola eppure mi sono ritagliato un piccolo spazio nei loro cuori. Ogni volta che mettevo piede in quello stadio mi sentivo, con loro spinta, un leone.

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E come tutti i fantasisti regala anche Evaristo Beccalossi regala forti emozioni, in un senso e nell’altro. 15 settembre 1982, Inter-Slovan Bratislava, andata del primo turno di Coppa della Coppe. Due rigori a favore dell’Inter.

Si è un episodio negativo però mi è servito una volta in più l’affetto dei tifosi nei miei confronti, mi esaltavano sempre e mi perdonavano tutto. Mi accettavano così com’ero nel bene e nel male. Io giocavo solo per loro quando li vedevo felici, ero appagato. Non sono mai stato uno che curava pubbliche relazioni.. dirigenti, addetti ai lavori.. solo San Siro e tifosi che è il ricordo più bello che ho..

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Prima di Inter-Real Madrid 80.000 spettatori entrare in campo e sentire tutti che gridavano Evaristo-Evaristo-Evaristo.. Mi sono piantato fermo in mezzo al campo a salutare e a provare la gioia più bella della carriera calcistica.

Forse un solo grande rimpianto in carriera, la mancata convocazione in nazionale per il mondiale dell’82, proprio nel periodo migliore della sua carriera professionale.

No credimi non ho nessun tipo di rimpatrio. Ho avuto tanto. Ho sempre fatto quello che volevo e sono stato fortunato. Se tornassi indietro rifarei tutto anche perché è stata una bella storia.

Com’è cambiato il mondo del calcio? E la sua Inter? Che Inter è?

È cambiato tutto. IL calcio adesso sono 24/25 giocatori e ogni giocatore è come un’azienda. Li devi mettere insieme per il raggiungimento di un obiettivo.

Poi è migliorato tutto. Fisico, tattica, preparazione, società. È un calcio cambiato totalmente.

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Da qualche anno è rientrato a far parte del mondo del calcio, che forse non ha mai lasciato del tutto, e si occupa delle nazionali giovanili.

Da due anni sono capodelegazione under 19 della Federazione Italiana. È una grande soddisfazione stare con i giovani e potergli dare consigli.

Mi gratifica molto quando vogliono parlarmi e capisci quanta stima hanno nei miei confronti. Io non posso deluderli e sono sempre pronto ad aiutarli.

Non è vero che è una generazione viziata. Hanno solo bisogno di confrontarsi con persone credibili.

E allora svegliamo il mistero. Chi vi scrive ha avuto modo di conoscere Evaristo Beccalossi personalmente ed apprezzarne le doti umane e la grande professionalità. Infatti siamo stati colleghi di lavoro per 12 anni in un’emittente lombarda dove il Becca faceva l’opinionista in un talk show calcistico ed io ne curavo la regia. Come giudichi la tua esperienza da opinionista tv?

Grazie Roberto delle belle parole nei miei confronti. Abbiamo fatto parecchi anni insieme tu come regista e io come opinionista e le cose che mi fanno più piacere ricevere sono queste: aver lasciato un buon ricordo alle persone che mi hanno conosciuto.

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In questo mondo di plastica, caro Roberto, noi dobbiamo tenere duro.

Un abbraccio virtuale.

Roberto Pisani
Roberto Pisani 102 altri articoli
Regista televisivo e teatrale

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