9 maggio 1997: W SAN MARCO

Oggi, molti giovani veneti lottano contro ogni avversità e con fede incrollabile per concretizzare i loro ideali di libertà. AIUTALI ANCHE TU! E non chieder mai cosa puoi ricevere, ma soltanto cosa puoi fare, affinché la grande e nobile veneta storia riprenda il suo corso nello splendore di una nuova, libera, indipendente e sovrana Veneta Serenissima Repubblica. W SAN MARCO.”

Con queste parole terminava uno dei tanti volantini stampati semi-clandestinamente dal gruppo denominato Veneto Serenissimo Governo,fondato nel 1987 da alcuni militanti fuorusciti dalla Liga Veneta per, a loro dire, la troppa morbidezza con cui il partito affrontava le tematiche dell’autodeterminazione del Veneto.

Il documento in questione, redatto nel 1996 si intitolava Non una Regione ma una Veneta Nazione” e portava la firma del Portavoce interinale G. Segato”.

Giuseppe “Bepin” Segato era l’ambasciatore di un gruppo che balzò alle cronache per un’azione dimostrativa che ebbe luogo nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1997, ossia “l’assalto” al campanile di San Marco Venezia e che valse loro la denominazione di Serenissimi.

Facevano parte di quel quel gruppo, oltre a Segato, Gilberto Buson, Cristian Contin, Flavio Contin, Antonio Barison, Luca Peroni, Moreno Menini, Fausto Faccia, Andrea Viviani.

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Quel gesto fu però solo l’ultimo che misero in scena gli indipendentisti veneti. Infatti nei mesi precedenti, e precisamente nel 1996, prima della manifestazione sul Po organizzata dalla Lega Nord che segnò l’inizio del periodo secessionista del partito, il VSG, Veneto Serenissimo Governo, durante il loro secondo congresso, esattamente il 24 agosto, presentò la “Dichiarazione d’Indipendenza del Veneto”.

Da quel momento ebbero inizio una serie di attività, legali o meno, per portare alla luce dell’opinione pubblica la causa d’indipendenza Veneta. Ebbero ovviamente molta risonanza le interferenze che il gruppo riuscì ad operare sulle frequenze di Rai Uno durante la trasmissione del tg, diffondendo messaggi audio contro lo stato italiano, invitando i veneti all’oppressione dell’invasore.

Al seguente link del sito web Youtube la registrazione audio originale di uno dei messaggi diffusi.

https://www.youtube.com/watch?v=pFgYG9yyDos&t=97s

Ma veniamo a quella notte di maggio. Va detto che nei mesi precedenti costruirono un blindato utilizzando un vecchio autocarro. Lo chiamarono “Tanko Marcantonio Bragadin 007” e con esso caricato su un camion e un camper rubato raggiunsero Venezia e si imbarcarono su un traghetto di linea al Tronchetto, intimando il comandante di dirottare verso piazza San Marco. Una volta raggiunta la meta sfondarono la porta del campanile issarono la bandiera del Leone Alato, vero unico scopo della missione. Va detto che il gruppo era in possesso di un vecchio mitra della seconda guerra mondiale. Naturalmente l’episodio non passò inosservato e in men che non si dica le forze dell’ordine chiusero la piazza. Iniziò una mediazione con le autorità e l’allora Sindaco di Venezia Cacciari durante la notte raggiunse la piazza.

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Il mattino dopo alle 8,15 iniziò da parte dei carabinieri lo sgombero forzato. Il successivo processo portò a condanne per attentato contro l’unità dello Stato, banda armata,interruzione di pubblico servizio, per le interruzioni delle trasmissioni televisive effettuate in precedenza alla manifestazione veneziana. Le più dure a Luigi Faccia, che non aveva partecipato all’operazione ma fu considerato il sedicente Presidente del Veneto Serenissimo Governo, 5 anni e 3 mesi complessivi, e a Giuseppe Segato, anch’egli assente il giorno dell’evento ma considerato l’ambasciatore veneto e l’ideologo del gruppo. Morì poco dopo la scarcerazione a soli 52 anni.

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In qui la lunga e cruda cronaca. La vicenda però inevitabilmente ha lasciato degli strascichi politici.

La prima presa di posizione fu proprio quella della Lega Nord che proprio in quegl’anni intraprendeva il percorso indipendentista. L’allora segretario Umberto Bossi si affrettò a dichiarare che l’azione era stata orchestrata dai servizi segreti italiani per danneggiare il percorso della Lega verso l’indipendenza della Padania e pare che questa sua affermazione bloccò centinaia di persone che stavano raggiungendo la piazza per dar manforte agli indipendentisti. La motivazione non è mai stata chiarita: forse perché il gruppo era composto da fuoriusciti dalla Liga Veneta o forse perché da una parte la Lega inneggiava all’indipendenza mentre dall’altra sedeva tra i banchi della bicamerale che aveva lo scopo di ridisegnare l’assetto dello stato, obiettivo mai portato a termine.

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Fatto sta che quella è stata solo una delle grandi occasioni che il partito di Bossi ha avuto per sostenere la voglia di indipendenza ed autonomia dei popoli del nord.

Una cosa è certa: i Serenissimi si sono sentiti traditi due volte. La prima dallo stato, anche se quella era una cosa che si aspettavano, che li ha trattati come i peggiori terroristi. La seconda da quel partito che avrebbe dovuto prendere le loro difese nelle sedi istituzionali e non l’ha fatto. Unica presa di posizione degna di cronaca fu quella dell’allora ministro della difesa Roberto Castelli che il occasione della seconda richiesta di grazia per Luigi Faccia disse: “Faccia non ha fatto male a nessuno”.

I Serenissimi si sono sentiti traditi. Ma con loro sono stati traditi tutti quegli indipendentisti, veneti e no, che credevano e credono ancora nell’indipendenza dei popoli e al loro diritto di autodeterminazione. L’epilogo della loro vicenda ha segnato un notevole passo indietro nel percorso di libertà del Nord in generale e del Veneto in particolare.

Serenissimi voi siete stati dei patrioti. Ci avete provato. Gli indipendentisti veneti e non solo ve ne saranno sempre grati. W SAN MARCO.

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Regista televisivo e teatrale

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