Irene Aderenti: “Sono figlia solo del Nord”

Nata in Svizzera, a Zurigo, da genitori bresciani emigrati. Rientrata a Brescia si diploma all’istituto magistrale della città ed insegna alle scuole elementari cittadine, poi in quelle di Cavriana e di Castiglione delle Stiviere dove si stabilisce definitivamente. Eletta al Senato della Repubblica nel 2008 per la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania rimane in carica fino al 2013.

Senatrice Aderenti come giudica la sua esperienza nel Parlamento italiano?

La mia esperienza è stata tutta in salita e faticosa. Ero entrata in Lega Nord nel 2003 e non avevo alcuna esperienza di politica attiva, tant’è che fui candidata per il Senato come riempilista. Feci la mia dignitosissima campagna elettorale consapevole che dopo il voto avrei continuato a fare il mio mestiere: la maestra. Invece quell’anno la Lega Nord a livello regionale prese più voti del previsto così entrai, per sbaglio, in Senato come l’ultima degli eletti. Da qui nasce la mia “fatica e la mia salita”. Dovevo imparare “la politica” e nello stesso tempo lavorare in un ramo del Parlamento cercando di non fare danni. Credo di esserci riuscita anche perché mi sono appoggiata sui valori che mi hanno sempre guidata nella mia vita,senza tradire ciò che ero e sono, e alla mia famiglia. Naturalmente ho sempre messo al centro della mia attività di parlamentare le linee guida della Lega Nord e al di sopra dell’interesse personale di qualcuno, veniva quello del partito. Spesso ingoiando viscidi rospi. Infatti sono sempre stata figlia di “nessuno” se non della Padania. Per farla breve: di certo non mi sono meritata il posto di senatore per meriti politici antecedenti, però me lo sono guadagnato strada facendo lavorando molto anche per la gente sul territorio oltre che sul fronte legislativo. Di contro il Parlamento mi ha aiutato a valorizzare la necessità di perlustrare la realtà a 360 gradi sempre prima di aprire la bocca e di vedere la realtà con occhi diversi.

Poi è uscita dal partito non condividendo la decisione di Salvini di allearsi col Movimento 5 Stelle.

Certamente. Come si fa a formare un governo con una rappresentanza parlamentare solamente del 17% con un partito che ha il doppio della tua forza? Come si fa a stare al governo con giustizialisti e statalisti e pensare di portare a casa l’autonomia per la Lombardia? I casi erano due: o “tsè stupid o tsè compagn”. Allora mi sono sentita tradita. Poi l’anno dopo si sa come è andata a finire. L’altro motivo che mi ha indotta a non rinnovare la tessera nel 2018, fu la consapevolezza che Salvini stava costruendo il suo partito personale nel quale a tutti si sarebbe richiesto l’appiattimento ad un unico pensiero, il suo, al quale era obbligo esprimere cieca e preventiva fiducia. Il mio bisogno di autonomia di giudizio e di libertà, mi hanno spinto ad uscire da un partito che non potevo più abitare. Ho preferito essere “figlia di nessuno” se non del Nord.

Quali sono state le sue principali iniziative parlamentari?

Sono la mamma del disegno di legge sulle classi ponte presentata nel settembre 2008. Quella che prevedeva uno specifico percorso scolastico per gli alunni stranieri che venivano iscritti a scuola in base alla loro età e che non conoscevano una sola parola di italiano. Se ne parlò da settembre fino a Natale in tutti i tg e teatrini televisivi vari. Sono anche prima firmataria del disegno di legge di modifica della legge sul cinema. Vi si chiedeva il potenziamento e la valorizzazione delle Film Commission regionali. A questa ci teneva tantissimo Bossi. Abbiamo licenziato la legge di tutela degli alunni dislessici ….. e tante altre. Una cosa di cui sono estremamente orgogliosa è quella di aver “sgamato” la Commissione europea sulla regolamentazione delle etichettature dei cibi per celiaci. La volevano allentare. Io, da relatrice del provvedimento mi accorsi dell’operazione che era nascosta tra le righe. Interpellai anche le opposizioni e il ministro della salute. Tutti insieme formulammo per Bruxelles un parere negativo con l’elenco di tutte le parti del regolamento da modificare. Di fatto tutelammo i malati di celiachia alla faccia delle multinazionali.

Com’è cambiata la politica in questi anni?

Come può cambiare una cosa che non c’è più? La politica è fatta di valori, di regole, di rispetto per le istituzioni. Questi valgono al di là delle posizioni dei partiti. Se non capisci questo, non devi fare politica. Se mancano i valori, le regole e il rispetto, “diventa mercato nel tempio”. I primi ad aprire questa stagione furono i 5 stelle nel 2013. Adesso è il degrado.

Lei è cofondatrice, vicepresidente del Comitato Rete 22 Ottobre per l’Autonomia. Lei è autonomista, federalista o secessionista?

Sono per l’autodeterminazione responsabile e consapevole dei popoli. La politica nazionale aderì all’UE per conto di tutto il popolo italiano. La stessa avrebbe dovuto attuare, negli anni successivi, tutta una serie di cambiamenti strutturali al fine di rendere l’Italia un territorio economicamente e istituzionalmente omogeneo e quindi in grado di far fronte senza sforzi alle regole europee. Invece a distanza di decenni abbiamo una nazione pericolosamente differenziata e con economie gestite in modo completamente diverso. La politica nazionale, in modo particolare quella dei due governi Conte, ha fallito rendendo l’Italia economicamente e istituzionalmente debole nei confronti dell’UE e pesantemente indebitata. Non ha fallito il Nord che con la propria economia riesce a essere parte integrante dell’Ue. Covid19 permettendo. Occorre che i popoli lombardo e veneto diventino consapevoli della forza trainante che può farli restare dentro il mercato europeo con successo. Quei partiti nazionalisti che spingono l’Italia fuori dall’UE, ancora una volta dimostrano l’assoluta mancanza di rispetto della gente del Nord convinti che in nome dell’uguaglianza nazionale tutti si debba morire di mediocrità e con le ciabatte ai piedi. I popoli del Nord devono poter scegliere il loro destino che, sono certa, non è quello delle ciabatte ai piedi.

Quale sarà il futuro politico della senatrice Aderenti?

Il mio futuro politico sarà quello di continuare ad essere libera e “figlia di nessuno” se non del mio sogno per la gente del Nord, sperando che diventi il sogno di tutti.

Roberto Pisani
Roberto Pisani 102 altri articoli
Regista televisivo e teatrale

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