Plasma iperimmune. La storia della sperimentazione che ci dà speranza di curare il covid 19

Mantova. Il Covid 19 e il plasma convalescenziale iperimmune. Dopo aver sentito l’ospedale Carlo Poma di Mantova abbiamo potuto ricostruire la storia della sperimentazione che, insieme ad altre terapie, ci fa sperare di poter tornare presto alla normalità delle nostre vite. Il concetto che la muove è lo stesso utilizzato per la prevenzione e la cura del tetano. Usare gli anticorpi prodotti da chi è guarito, trasfondendoli a chi sta ancora lottando contro il virus.

La sperimentazione siglata tra gli ospedali Carlo Poma di Mantova e il Policlinico San Matteo di Pavia

Il 29 aprile 2020 all’ospedale Carlo Poma di Mantova si è conclusa la sperimentazione sul plasma convalescente iperimmune come cura dei malati critici di covid 19. Era iniziata a metà marzo con l’adesione di alcune persone guarite. Molti erano già donatori di sangue iscritti all’Avis, quindi il loro stato di salute era già sotto controllo prima che si ammalassero. Dal loro sangue è stato estratto il plasma ricco di anticorpi specifici, con alcuni procedimenti biologici il virus è stato inattivato, e il plasma filtrato. Il risultato di questa lavorazione è stato chiamato Plasma convalescente iperimmune.

Il protocollo di sperimentazione

Il protocollo siglato fra l’ospedale mantovano e il policlinico San Matteo di Pavia ha stabilito anche il numero di casi da trattare. Sono state infuse 50 sacche di plasma a 25 malati in condizioni critiche. Il successo, e la guarigione si è avuta nell’80% dei casi. Nel momento in cui saranno pubblicati i dati sapremo qualcosa di più. La procedura prevede anche la virus inattivazione dell’emocomponente, tramite apparecchiature e dispositivi donati alla ASST dalla ditta Kedrion. Si tratta di una metodologia particolare che massiimizza la sicurezza. Attualmente il plasma è utilizzato solo dal Poma e dal Policlinico San Matteo di Pavia, centro capofila.

Quella che in questi giorni è descritta come la speranza della cura del covid 19 nasce dalla sperimentazione condotta dall’ospedale Carlo Poma di Mantova congiuntamente al Policlinico San Matteo di Pavia. Hanno partecipato le strutture di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale, diretta da Massimo Franchini, Pneumologia, diretta da Giuseppe De Donno, Medicina di Laboratorio, diretta da Beatrice Caruso, e Malattie Infettive, diretta da Salvatore Casari, dell’Asst mantovana. Attualmente è in corso l’analisi dei dati raccolti dagli specialisti per la pubblicazione dello studio su una delle riviste scientifiche di riferimento del settore medico.

Le donazioni e i donatori di sangue e plasma convalescenziale iperimmune

Le donazioni avvengono presso il servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del Carlo Poma e continuano ancora al ritmo di 6 o 7 prelievi al giorno. Ogni donatore dona due sacche per circa 600 ml di plasma da cui sono ricavate due dosi di emocomponente da infondere a malati che si trovano in situazioni critiche.

Sin dall’inizio il dott. Franchini aveva lanciato un appello ai colleghi: “Il limite principale è individuare i donatori guariti e arruolabili. La seconda difficoltà è la complessità del progetto. Ma chiedo ai trasfusionisti di non demoralizzarsi, perché saranno ripagati dai risultati che si ottengono,” aveva detto.

Donatore di plasma convalescenziale iperimmune
Il vice brigadiere Angelo Fanizza, dei carabinieri di Mantova, mentre dona il plasma

Parliamo di loro, i donatori. Avis ha invitato 17.200 lettere per invitare i donatori dell’Avis che si erano ammalati a donare il plasma. Molte le risposte affermative, anche da fuori provincia. Sui volontari è stato fatto un test e infine sono state scelte le prime 60 persone che si sono rivelate adatte a partecipare alla sperimentazione. Chi si è ammalato, ha sofferto, ha avuto paura ora può aiutare gli altri ammalati.

Gli ammalati critici di covid 19

Ci sarebbero tante storie da raccontare. Ha fatto però scalpore quella della mamma alla 24 settimana di gravidanza. Pamela Vincenzi, 28 anni, e con già una bimba piccola che l’aspettava a casa. Positiva al Covid 19, si è aggravata durante il percorso della malattia ed è stata ricoverata il 9 aprile all’ospedale carlo Poma di Mantova. Pareva che non ci fossero speranze per la bambina che attende. E’ stata inserita nel programma di sperimentazione come cura compassionevole.

Per proteggere il feto abbiamo evitato di ricorrere alla ventilazione assistita – ha detto Gianpaolo Grisolia, responsabile dell’Attività di Patologia Prenatale e della Gravidanza – il vantaggio di una rapida guarigione consente di non mantenere il bambino in un ambiente ostile, con una scarsa ossigenazione”. Pamela è stata infusa due sacche di plasma convalescente iperimmune, che sono state considerate decisive per il suo rapido miglioramento. Ora è guarita. Due tamponi negativi. Un successo che ha umanamente commosso, prima di essere una conquista scientifica.

Il futuro della terapia

lo staff per dell'ospedale Carlo Poma

All’inizio della sperimentazione un commento del direttore del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del Carlo Poma Massimo Franchini ne chiariva la fattibilità. “Nelle gravi epidemie virali per le quali non esistono terapie consolidate, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ammette l’utilizzo del plasma da pazienti guariti per la cura dei malati. Il plasma prelevato contiene infatti alte concentrazioni di anticorpi in grado di distruggere il virus. Questo tipo di terapia, già impiegata ad esempio per Sars ed Ebola, si sta tentando anche per il nuovo Coronavirus

I professionisti dell’ASST mantovana hanno ringraziato ufficialmente per la proficua collaborazione i colleghi di Pavia, con particolare riferimento al direttore del Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale Cesare Perotti e al responsabile del Laboratorio di Virologia Molecolare Fausto Baldanti. Ora si preparano a partecipare ad altre sperimentazioni multicentriche, alle quali ASST di Mantova intende aderire per potere continuare a utilizzare questa importante terapia antivirale contro il coronavirus. Il sangue da cui si estrae il plasma continua ad essere raccolto.

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Ilaria Maria Preti 13 altri articoli
Giornalista metà Milanese e metà Mantovana. Coordino la redazione di Nord Notizie. Ho iniziato giovanissima con cronaca, cibo e politica. Nella mia giovinezza ho collaborato con Tvci, una delle prime televisioni private e così sono anche parte della storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 speaker di Radio Padania, collaboro con alcune testate giornalistiche, portali informativi e blog fra cui anche Co Notizie News Zoom

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