Fase 2. Regioni all’attacco

di Christian Miotti

Il criticato e confusionario Dpcm del Presidente Conte, riguardo l’avvio della fase 2, ha il grande merito di aver prodotto uno spirito autonomista che in alcune regioni non si era mai palesato.
Infatti la posizione e la strategia dell’esecutivo nel voler continuare a ragionare su base nazionale, così come già fatto per le chiusure, sta creando malumori da nord a sud.


Stiamo parlando di una posizione figlia anche di un muro ideologico che affonda la propria radici nel centralismo e nell’insopportabile retorica del “siamo tutti italiani e quindi tutti sulla stessa barca.”
Eppure non ci vuole un genio per capire che equiparare la situazione di contagio che c’è in Lombardia a quella che c’è in Calabria o in Sudtirolo non ha alcun senso.


Se proprio dobbiamo dirla tutta è sempre stato da folli pensare che le esigenze dei cittadini italiani fossero le stesse da Bolzano a Lampedusa, ma comunque fa piacere che molti oggi ci siano arrivati, comprendendo l’assurdità di voler omologare territori così tanto diversi.
È interessante far notare che questa protesta parta dal sud, dove ci si sente giustamente vittime di una situazione che riguarda altri territori distanti mille chilometri.
Di fatto, si sta quindi seguendo lo stesso ragionamento che qui al nord ci si pone da anni: perché dobbiamo zoppicare per aspettare chi è più lento di noi, quando potremmo correre autonomamente con benefici per tutti?


Quel sud che chiede aperture differenziate, però probabilmente è lo stesso che ha sempre accusato i Lombardi di egoismo proprio per la loro ostinazione nel voler perseguire la via autonomista.
Vorrà dire che quando di autonomia si tornerà davvero a parlare, questo tipo di critica non potrà più essere mossa, quindi ben venga anche questa inaspettata metamorfosi.


E alla fine sono convinto che pure il governo cederà al buonsenso, sfatando così il mito e l’utopia di voler andare tutti alla stessa velocità anche quando si è completamente diversi.
Concludo riportando per intero le parole del presidente della provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher, che riassumono in poche righe una presa di posizione sacrosanta:
Un territorio autonomo come l’Alto Adige non può accettare che, anche dopo la fase di grave emergenza, tutta la nostra vita sociale ed economica sia regolata per mesi e mesi con decreti di emergenza centralizzati. Per noi autonomia significa responsabilità. Vogliamo assumerci questa responsabilità, soprattutto in tempi di crisi”.

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