Agenzia del farmaco. In un mese approvato di tutto ma del Protocollo Viecca ancora nessuna traccia..e gli Stati Uniti lo chiedono.

In poco meno di un mese, la Commissione Tecnico-Scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha valutato, grazie a un iter rapido messo a punto per l’emergenza coronavirus, ben 80 domande di autorizzazione per l’avvio di sperimentazioni e studi clinici su farmaci per pazienti affetti da Covid-19. Sono 16 quelli che hanno avuto parere favorevole, 10 di questi sono già partiti e l’ultimo riguarda la colchicina, un vecchio farmaco utilizzato nei disturbi su base auto-infiammatoria e nella gotta.

Dall’entrata in vigore del Decreto-Legge 18/2020, alla Commissione Tecnico-Scientifica di Aifa è stato attribuito il compito di valutare i protocolli degli studi clinici delle terapie sperimentali utilizzate nei pazienti affetti da Sars-Cov-2. Le valutazioni state effettuate dal 17 marzo al 13 aprile dalla Commissione, riunita in seduta telematica permanente. In particolare, l’ultimo autorizzato è uno studio multicentrico italiano sull’utilizzo di colchicina, coordinato dall’Azienda ospedaliera di Perugia.


Tra quelli che hanno avuto il semaforo verde, l’anticoagulante eparina, che vede coinvolti 14 centri italiani e 300 pazienti. Diversi studi riguardano il tocilizumab, antinfiammatorio utilizzato normalmente per l’artrite reumatoide. E ancora, uno studio esamina la somministrazione precoce di idrossiclorochina, un altro il sarilumab, un anticorpo monoclonale contro la interleuchina-6. Un altro ancora l’associazione di emapalumab, un anticorpo monoclonale anti-interferone gamma, con anakinra, un antagonista del recettore per la interleuchina-1.


Nell’elenco vi è anche Solidarity, lo studio multicentrico internazionale lanciato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). A questi si aggiungono due studi clinici sull’antivirale remdesivir. Altri 8 studi, invece, devono finalizzare la presentazione dei documenti o sono in attesa di approvazione dal Comitato Etico.

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dalla pagina Facebook del prof. Viecca

Ci chiediamo però che fine abbia fatto il Protocollo Viecca, messo a punto all Ospedale Sacco di Milano e che ha concluso da molti giorni la sperimentazione come più volte annunciato dal professor Maurizio Viecca, Direttore Dipartimento Alte Specialità e Direttore UOC Cardiologia sempre al Sacco.

Questo protocollo, di cui ci siamo già occupati nelle pagine di NordNotizie, attraverso un mix di farmaci antiaggreganti, anticoagulanti e antinfiammatori, blocca la formazione provocata dal Covid-19  prima delle trombosi venose e le conseguenti micro-embolie polmonari, causa principale di una gran parte delle terapie intensive e quindi di morte.

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Una cura a base di farmaci a basso costo, cosa che ancora di più ci fa stupire della anomala lentezza nell’autorizzare gli ospedali al suo utilizzo. A sostegno di ciò la condivisione da parte dei medici di tale teoria, suffragata anche dai risultati delle autopsie effettuate su pazienti deceduti per Covid al Sacco nella totalità dei quali sono state riscontrate embolie polmonari quali causa primaria dei decessi.

Ma intanto c’è chi è più veloce nel valutare e decidere. Il Protocollo Viecca è già stato richiesto da varie Regioni ed altri Paesi come gli Stati Uniti.

Perchè Ministero della Salute ed Agenzia del Farmaco continuano a tardare nel dare una risposta alla richiesta di autorizzazione all’uso di questi farmaci?

Gianantonio Bevilacqua
Gianantonio Bevilacqua 238 altri articoli
Gianantonio Bevilacqua, giornalista pubblicista dal 1998 Ordine dei Giornalisti - Regione Lombardia. , Esperto di difesa e politica

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