Fase 2, rimane vietata la visita parentale fuori dalla propria regione: bisogna accontentare qualcuno?

Non c’è proprio nulla da fare: quando uno stato è centralista lo è fino in fondo. Il dna non mente! E così il governo forse più “sudista” che ci sia mai stato in questa Repubblica non perde occasione per dimostrarlo e lo fa ancora una volta col decreto emesso il 26 aprile che regolamenta le prime due settimane della cosiddetta “Fase 2” . La norma più contraddittoria appare subito essere quella della circolazione all’interno delle regioni, concessa anche per visitare i parenti, condizione non prevista per uscire dalle stesse. Una direttiva che ha già messo in allarme i costituzionalisti secondo i quali minerebbe il diritto, sancito dalla Costituzione, della libera circolazione delle persone all’interno del territorio nazionale.

Per chi, come chi scrive, è un autonomista convinto, al primo acchito sembrerebbe una norma “federalista” che finalmente riconosce l’importanza delle regioni, anche se solo, purtroppo, dal punto di vista geografico. La regione come territorio a se, il sogno di tutti gli autonomisti e degli indipendentisti.

Però se ci si ragiona su appare evidente che, al contrario, ci troviamo di fronte ad un articolo del decreto fortemente centralista. I territori di confine sono fortemente penalizzati a favore delle grandi città. Immaginate che, per esempio, un residente di qualsiasi paese sito sul confine tra Lombardia ed Emilia può percorrere centinaia di chilometri all’interno della regione per recarsi a Varese o a Sondrio, incontrando centinaia di persone, e non può fare 10 km per andare nella città emiliana più vicina, magari per andare a trovare la mamma o i nipotini. E di questi esempi se ne possono fare a migliaia su e giù per stivale.

E no l’autonomia non è questa. L’autonomia è tutt’altra cosa. Se lor signori del governo, e i politici in generale, hanno intenzione di usare questi parametri per disegnare l’autonomia territoriale richiesta a gran voce da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno sbagliato a capire, stanno sbagliando strada. L’autonomia vera deve obbligatoriamente avere come fulcro il territorio. Ai lombardi, e cito loro ad esempio ma potrei dire ai veneti, agli emiliani o ai romagnoli, passare da una sudditanza romanocentrica ad una milanocentrica non sta bene. Punto.

A meno che dietro a questa norma così sballata non ci sia un altro disegno, molto più subdolo e sottile: quello elettorale. Abbiamo definito, all’inizio di questo articolo, questo governo l’esecutivo più “sudista” della storia della Repubblica. E si sa va a leggere la sua composizione si capisce anche perché. Non dimentichiamoci che sia questo che quello precedente, Lega-M5S, hanno fra i loro dicasteri quello per il sud. In qualche modo bisogna pur accontentare il proprio bacino elettorale, specie in aree che, dati alla mano, sono piuttosto fluttuanti in termini di consensi politici. È un dato di fatto che, mentre al nord i flussi elettorali dimostrano una certa continuità di gradimento, al sud dopo la fine della prima Repubblica e la caduta della Democrazia Cristiana, i voti si sono spostati da destra a sinistra ai pentastellati come se non ci fosse un domani.

Ma voi direte: e tutto ciò cosa c’entra con la norma che è stata inserita nel decreto? Beh la dichiarazione del governatore della Campania Vincenzo De Luca di voler chiudere le “frontiere” della regione che governa ai lombardi fa pensare.

Ci troviamo di fronte all’ennesima imposizione voluta dall’alto, o meglio dal basso geograficamente parlando, che il settentrione deve subire?

Forse è giunto veramente il momento per il nord di svegliarsi e dire basta!

Roberto Pisani
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Regista televisivo e teatrale

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