Discipline artistiche: un settore dimenticato da tutti.

Sono molteplici i settori che subiscono e subiranno danni anche irreparabili da questa crisi sanitaria. Uno di questi è sicuramente il mondo dello spettacolo, specie per quanto riguarda i cosiddetti vivai, le accademie di danza e teatro, le scuole di canto e musica ecc.

Moltissime di esse sono gestite da associazioni senza scopo di lucro che hanno come unica finalità quella di avvicinare i giovani al mondo dello spettacolo, spesso togliendoli dalla strada e da frequentazioni poco raccomandabili.

Però a quanto pare il settore è stato dimenticato quasi totalmente e non viene minimamente considerato dalle istituzioni per l’erogazione di contributi.

Noi abbiamo sentito Enrica Cabri, la direttrice di una di queste strutture, l’HDE-MIA Accademia Arte Cultura e Spettacolo di Broni, pluripremiata a livello nazionale, che organizza corsi di danza, teatro, canto e musica.

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Che corsi si tengono nella scuola che lei dirige?

La nostra associazione si occupa di arte e cultura pertanto teniamo corsi di danza (classica, contemporanea, modern, modernjazz, tip tap, musical, hip hop) canto amatoriale e professionale, teatro e un corso di regia televisiva e teatrale.

Si avvale di insegnanti professionisti oppure semplici appassionati?

La nostra associazione è diretta da Brian Bullard e i nostri insegnanti sono tutti professionisti del mondo dello spettacolo pronti ad insegnare il loro bagaglio culturale ai nostri associati.

La maggior parte delle scuole come la sua sono associazioni senza scopo di lucro e si basano sulle quote che gli alunni versano per affrontare le spese di gestione (affitti, riscaldamento, energia elettrica, attrezzature, insegnanti ecc.). Immagino che una situazione del genere metta in ginocchio buona parte del settore. Avete degli aiuti da parte di stato o regioni per affrontare queste spese?

Veramente una bella domanda. Purtroppo in questo periodo, anche se sulla carta tutte uguali, noi associazioni senza scopo di lucro ci siamo accorte che siamo considerate di serie A o di serie B. Mi spiego meglio: a chi ha una sede in una locazione pubblica è stato sospeso l’affitto, chi invece ha una sede come noi in una struttura privata (costruita con il sudore da parte di tutti gli associati) deve continuare a pagare l’affitto. Ha capito bene: noi dobbiamo pagarci l’affitto! Ecco la differenza: abbiamo tutti le stesse priorità ed esigenze ma con la differenza del pagare o non pagare l’affitto, oltre alle utenze. Probabilmente al nostro Presidente Conte è sfuggito qualcosa. Con questo sistema credo proprio che alla fine della quarantena vedremo molte associazioni non riaprire, perchè sfrattati per morosità oppure semplicemente perchè hanno deciso di chiudere per le troppe spese. Concludo dicendo che noi non abbiamo nessun tipo di aiuto, dimenticati!

Oltre al danno economico il protrarsi di questa situazione può avere delle ripercussioni future per il mondo della danza, del teatro e dello spettacolo in generale?

Sicuramente, in molti pagheranno un prezzo amaro per questo periodo.

Parlando della danza purtroppo è da sempre trascurata. E pensare che molte scuole di danza, non quelle professionali, ma quelle semplici associazioni di paese, molte volte servono ad aiutare i ragazzi, tolti dalla solitudine, da brutti giri, e forse aiutarli ad innamorarsi sempre di più della danza, del teatro o del canto. Si perché molte associazioni come la nostra fanno più di una disciplina, insegnando educazione, lavoro di gruppo competizione ma soprattutto creando anche nuove amicizie tra i ragazzi.

Pensate che diamo lavoro a molte persone, in primis ai coreografi o altri insegnanti a secondo delle discipline, alle sarte e ai costumisti per preparare i costumi, agli scenografi, ai fioristi dove i genitori si recano ad acquista il bouquet per fine saggio, ai fotografi, ai service audio/luci, l’affittanza dei teatri dando lavoro a registi, tecnici teatrali e molto altro. Insomma anche se in pochi ci notano diamo il nostro contributo di lavoro a parecchie persone, persone che in questo momento sono tutte ferme.

Non parliamo poi dell’organizzazione di rassegne e concorsi di pregio nazionale, di iniziative benefiche attraverso spettacoli di danza, che vedono i ragazzi passare ore e ore a provare lo stesso passo, lo stesso movimento per la coreografia, riprovare e riprovare un pezzo teatrale oppure cantare e ricantare la stessa canzone per una strepitosa interpretazione.

Bene, dietro a questi ragazzi che si impegnano quotidianamente ci sono sacrifici, sacrifici che dai nostri enti superiori, a partire dal CONI per finire allo Stato, alle regioni e altro, non viene neppure considerato. Non viene considerato perché l’unico sport importante è il calcio, la cosa importante che riparta il calcio, la cosa importante che i giocatori percepiscono il loro stipendio, la cosa importante che il calcio ricominci prima possibile, che poi ci siano contagi oppure no poco importa l’importante è ricominciare.

Voi direte e gli altri sport? E chi se ne frega degli altri sport mica si chiamano calcio.

Gli altri si chiamano in altro modo, ma sono attività dove sono sempre i ragazzi che fanno sacrifici, ma attorno alle quali non gravitano interessi miliardari.

Roberto Pisani
Roberto Pisani 102 altri articoli
Regista televisivo e teatrale

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