Coronavirus. Scudo penale. Non ci provate! Vi veniamo a prendere a casa !

Cominciano le prime schermaglie per salvare il fondo schiena ad amministratori sanitari e magari poi ai politici.

Alla data in cui scriviamo, quasi 15mila morti ufficiali (più le migliaia non contati), 78 medici morti, più di 11mila sanitari contagiati. Un bollettino così non lo si trova neanche in tempo di guerra considerando che è passato poco più di un mese dall’inizio dell’emergenza.

L’enormità di questi numeri per la metà concentrati in Lombardia e per la massima parte nelle regioni più colpite del Nord, lascia sconcertati, soprattutto rapportati ai numeri che arrivano da altri paesi europei come la Germania che ad oggi conta due terzi dei nostri contagiati ma poco più di 500 morti.

E’ allora spontaneo chiedersi il perché di questa strage. Ci troviamo di fronte ad un virus mutato solo per il nostro paese? O forse le cause sono altre. Cronica mancanza di DPI (dispositivi di protezione individuale), le mascherine sono quasi alla borsa nera. Carenze di un sistema sanitario considerato, almeno al Nord, d’eccellenza e che alla prova dei fatti si è invece rivelato un colabrodo, carente e fallimentare dopo decenni di tagli. 5mila posti in terapia intensiva per 60 milioni di abitanti, oggi saliti a poco più di 9mila, araffazonati un po’ dappertutto, nei corridoi, nelle sale operatorie, nelle tende da campo. In Germania 28mila posti per 80 milioni di cittadini, diventati oggi oltre 40mila.

I ritardi nell’imporre il lockdown, gli inviti di fine febbraio a non fermarsi, a vivere le città, le “Milanononsiferma” proposte un po’ dappertutto, aperitivi, ristoranti, gite al mare e sciate in montagna.

Le strategie nell’affrontare l’emergenza, la carenza di tamponi, le eccessive ospedalizzazioni, la mancata osservazione ed il mancato monitoraggio delle abitazioni. Il disastro delle case di cura e di riposo dove centinaia o migliaia di anziani non si sono più svegliati, lasciati soli a morire. La paura nel bloccare il paese per non danneggiare troppo l’economia senza pensare che al virus dell’economia importa ben poco.

La titubanza nel creare subito le zone rosse nelle provincie di Bergamo, Brescia e Cremona. La consapevolezza da parte delle istituzioni che il virus fosse già presente da settimane, se non mesi. La colpevole superficialità delle dirigenze sanitarie nel non aver colto quella massa di strane polmoniti come un segnale d’allarme che avrebbe permesso di circoscrivere il virus molte settimane prima.

Ecco, questa è solo una lista di elementi che fanno pensare a responsabilità precise di chi ha gestito l’emergenza, dalla politica nazionale, a quella regionale e locale fino alle autorità sanitarie. Ora, si cominciano a vedere i primi emendamenti a targa PD e Lega (anche se Salvini ha annunciato il ritiro) per salvaguardare in prima battuta i sanitari (e su questo siamo assolutamente tutti d’accordo) ma anche le dirigenze sanitarie (e su questo lo siamo molto meno). Ma vogliamo scommettere un aperitivo a distanza che la prossima mossa sarà la neutralizzazione e quindi lo scudo penale per i reati commessi dalla pubblica amministrazione, Stato, Regioni, autorità speciali preposte? Ciò che sta accadendo fa presupporre una nuova Norimberga per tutti gli errori colposi o dolosi che si stanno commettendo e per questo stanno correndo ai ripari.

Non permettiamolo, i politici si sono fatti eleggere, nessuno li ha obbligati. E gestire nel migliore dei modi le emergenze fa parte dei loro doveri. Chi sbaglia paga. E crediamo che la magistratura avrà molto da lavorare a crisi terminata. Se lor signori non saranno nel frattempo riusciti a salvarsi con un vergognoso scudo penale.

E no cari signori, se ci provate, questa volta vi veniamo a prendere a casa.

Gianantonio Bevilacqua
Gianantonio Bevilacqua 238 altri articoli
Gianantonio Bevilacqua, giornalista pubblicista dal 1998 Ordine dei Giornalisti - Regione Lombardia. , Esperto di difesa e politica

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